La Nigeria del dopo elezioni. Le prime sfide per il nuovo presidente

Muhammadu Buhari

Fonte: dailyadvertiser.com.au

Quando il 29 maggio prossimo Muhammadu Buhari s’insedierà ufficialmente come presidente della repubblica della Nigeria si troverà davanti una serie di sfide da affrontare. Dovrà allora dimostrare ai cittadini che lo hanno eletto e alla comunità internazionale che lo ha sostenuto di saper governare un paese dalle grandi potenzialità e dalle gravi difficoltà. In questo articolo prenderemo in esame due di tali sfide.

Durante la campagna elettorale per le elezioni politiche e presidenziali del 28 marzo scorso che ha visto contrapporsi Buhari e il presidente uscente Goodluck Jonathan, in realtà, non si è parlato in dettaglio di programmi. Tutto ha ruotato attorno allo scontro fra due personalità e i partiti che le sostenevano, rispettivamente l’All Progressives Congress (APC) e il People’s Democratic Party (PDP). I temi più ricorrenti, almeno nei discorsi, sono stati quelli della sicurezza e quello dell’economia.

Per quanto riguarda la sicurezza, in realtà, l’attenzione si è concentrata sul gruppo terrorista d’ispirazione jihadista Boko Haram, attivo soprattutto negli stati del nord est della Nigeria. Dal 2009 Boko Haram conduce una campagna di attacchi contro le istituzioni, alternando azioni terroristiche e guerriglia. Il suo obiettivo è di creare un territorio autonomo governato dalla legge islamica, sul modello di quello che lo Stato Islamico (cui Boko Haram ha dichiarato fedeltà) sta cercando di realizzare in Siria e Iraq.

Fonte: ilpost.it

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La strategia di Buhari per affrontare questa formazione eversiva è sostanzialmente uguale a quella messa in atto dal governo del PDP, ed è basata sull’utilizzo della forza militare. Questo è almeno quanto emerge da un editoriale apparso sul New York Times il 14 aprile e firmato dallo stesso Buhari. Il problema è che l’uso massiccio della forza non ha finora prodotto risultati concreti. Boko Haram è stato in grado di occupare parti di territorio nigeriano (anche se di dimensioni ridotte e per poco tempo) distruggendo le strutture amministrative statali. Se in questi primi mesi del 2015 il gruppo sembra essere in ritirata è grazie principalmente all’intervento delle truppe delle nazioni vicine, preoccupate per l’estendersi oltreconfine (in particolare in Camerun) del raggio d’azione dei terroristi. Ma Boko Haram ha già dimostrato di sapersi adattare a situazioni simili e di essere in grado di tornare a colpire.

Lo stesso Buhari riconosce che il gruppo potrà essere sconfitto definitivamente solo attraverso il ricorso a politiche che promuovano lo sviluppo economico negli stati nel Nord del paese, allontanando i giovani dall’estremismo. Egli propone soprattutto di usare l’educazione come strumento di promozione sociale. Il problema è innanzitutto capire se al momento il sistema educativo nigeriano sia in grado di fornire tale formazione. In secondo luogo, accertare se il sistema produttivo sarà in grado di assorbire questi giovani una volta usciti dalle scuole e fornire loro prospettive, strappandoli a un gruppo terrorista che li paga e da loro uno status sociale.

Chi segue le vicende del paese africano sa tuttavia che c’è un’altra emergenza sotto il profilo della sicurezza che va affrontata: quella della criminalità. Con l’eccezione di chi vive negli stati settentrionali, è più probabile che la vita del cittadino comune sia toccata dall’azione dei delinquenti piuttosto che da quella dei terroristi. Dalle bande che terrorizzano i quartieri di alcune città (gli “area boys”) alle grandi organizzazioni di tipo mafioso coinvolte nei traffici internazionali di droga e di esseri umani, la delinquenza in Nigeria assume forme diverse e articolate. Ed è apparentemente in crescita, anche grazie alla corruzione diffusa. È quindi necessario che Buhari affronti questa minaccia con la stessa decisione con cui vuole combattere i terroristi.

Per quanto riguarda l’altra questione prioritaria, l’economia, va detto che il paese sta soffrendo ancora per le consequenze del calo del prezzo del petrolio a livello internazionale. Anche se negli ultimi anni settori come quello dei servizi e quello dell’intrattenimento si sono sviluppati contribuendo alla crescita del Prodotto Interno Lordo, è ancora l’estrazione di greggio la principale fonte di entrate per lo stato. L’azione di Buhari, anche per quanto riguarda il contrasto al terrorismo, sarà influenzata dalla riduzione delle risorse economiche a disposizione. E il margine di azione del presidente (come succede a molti suoi omologhi, non solo in Africa) sarà condizionato da una serie di condizioni che non è in grado di modificare. Ad esempio, il calo del prezzo del petrolio è il frutto di una serie di scelte politiche prese da altre nazioni, e su questo il nuovo capo dello stato può fare poco.

Quello del voto alle urne è solo il primo ostacolo che Muhammadu Buhari ha superato. Egli ha nettamente prevalso soprattutto perché la maggioranza della popolazione era scontenta del PDP, al potere dal 1999, e di Jonathan. Gli altri ostacoli che deve ora affrontare saranno molto più difficili.

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