La nuova era digitale dell’EI

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Nel corso dell’ultimo ventennio si sono registrati una serie di eventi che hanno portato al mutamento e allo stravolgimento degli scenari geopolitici.

La fine della Guerra Fredda e del confronto bipolare ha costituito un passaggio epocale per la dottrina militare occidentale, sia per la scomparsa dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia sia per lo sviluppo di nuove logiche sulla composizione e sulla proiezione delle forze armate nei teatri operativi. L’allargamento ad Est della Nato, l’insorgere di nuove tensioni regionali e la minaccia terroristica di Al Qaida disegnano, difatti, nuovi scenari d’intervento non più simmetrici ma asimmetrici dove le vecchie logiche militari devono lasciare il passo alle nuove.

In un contesto strategico in così perenne cambiamento la struttura e l’utilizzo dello strumento militare è dunque in continua evoluzione, la capacità di proiettare di reagire prontamente alle crisi si lega inesorabilmente alla connotazione interforze e multinazionale delle operazioni all’estero ad elevati standard di interoperabilità e integrazione non solo verso “alto”, con i partner più avanzati, ma anche verso il “basso”.

Le operazioni condotte ormai in ogni angolo del globo, spesso di durata tale da farle considerare permanenti, fanno lievitare le spese e i costi, erodendo i bilanci degli Stati già fortemente vincolati dall’attuale crisi economica, imponendo scelte sempre più basate su una analisi di costi/benefici; il processo tecnologico particolarmente rapido nel settore della Information Technology (IT) e della protezione delle forze determina la rapida obsolescenza dei sistemi imponendo un processo di continuo aggiornamento.

Le opportunità offerte dall’IT offrono una ampia serie di potenzialità, quali rapidità delle comunicazioni, facilità di diffusione, di scambio e condivisione delle informazioni in vari formati, ed infine economicità nel realizzare questo tipo di azioni.

L’importanza di tali fattori ha indotto i Paesi NATO, Stati Uniti in primis, ad avviare un processo di trasformazione e digitalizzazione delle proprie forze armate.

La NCW, Network Centric Warfare, è ormai diventato un paradigma per le forze armate occidentali e, proprio in base a tale paradigma, ci si sta avviando verso la ristrutturazione dell’intero comparto: la dottrina, l’organizzazione e la struttura degli eserciti.

Il cuore della dottrina Netcentrica risiede nell’interconnessione in rete di sensori, cioè elementi tecnici o umani che percepiscono e rilevano attività naturali e umane, decisori, cioè elementi che, sulla base delle informazioni disponibili, assumono una decisione, e attuatori, cioè elementi che mettono in pratica la decisione, di solito si tratta di armi, ma possono essere anche soldati.

Tutti gli elementi sono integrati in un’unica struttura, per sfruttare sinergicamente informazioni e capacità operative allo scopo di conseguire effetti coerenti con gli obbiettivi desiderati, ottenendo cosi un altro elemento chiave le cosiddette operazioni basate sugli effetti ovvero ottenere un risultato (effetto) sul nemico attraverso l’applicazione sinergica, contemporanea e comulativa di tutte le capacità disponibili, militari e non, a livello tattico, operativo e strategico.

Altro elemento chiave della NCW è rappresentato dalla Information Superioriority, volta ad acquisire una conoscenza condivisa della situazione informativa che diviene vantaggio decisivo nel momento in cui consente di ridurre i tempi del processo decisionale impedendo all’avversario di reagire in maniera tempestiva e paralizzandone le capacità di risposta.

Le operazioni militari, infatti, hanno luogo in tre domini fondamentali: quello fisico, che coincide con lo spazio aereo, marittimo e terrestre in cui si sviluppa la manovra e risiedono le piattaforme, i sensori e i sistemi di comunicazione, comando e controllo; quello dell’informazione, dove l’informazione stessa viene generata, acquisita, elaborata, trasmessa, protetta e condivisa; infine quello cognitivo, che coincide con la mente del singolo soldato, dove operano fattori quali leadership, morale spirito di corpo, addestramento, esperienza e dottrine tattiche, procedure e l’obiettivo dell’azione del comando.

Una forza dotata di NCW è in grado di operare con maggiore efficacia in questi tre domini perché:

  • Nel dominio fisico, tutti gli elementi sono collegati saldamente e senza discontinuità;
  • Nel domino dell’informazione l’intera forza ha la capacità di raccogliere, distribuire e condividere le informazioni, sino ad acquisire un vantaggio decisivo sull’avversario;
  • Nel dominio cognitivo, tutti gli elementi della forza hanno la possibilità di sviluppare e condividere una migliore conoscenza della situazione, di essere informati sulle intenzioni del comandante e di sincronizzare le proprie azioni.

Tali fattori permettono a una forza netcentrica di operare in un’area geografica più ampia, con risorse quantitativamente inferiori e distribuite nello spazio, con maggiore precisione, portata e capacità di sopravvivenza, con un ciclo decisionale ridotto rispetto a una forza convenzionale, accrescendo l’efficienza della propria azione.

Il Nuovo Concetto Strategico del Capo di Stato Maggiore della Difesa (2005), inoltre, abbraccia appieno il concetto di Network Centric Warfare: «la capacità di raccogliere, gestire e condividere l’informazione acquisita, mediante un robusto sistema C4I2 a carattere netcentrico, renderà possibile la trasformazione delle strutture organizzative delle unità, delle formazioni e dei Comandi per renderle più idonee ad affrontare le operazioni future. Uno degli elementi chiave di successo poggia quindi sul pieno sfruttamento delle opportunità che le tecnologie emergenti possono offrire, quali moltiplicatori di forza e quali strumenti per la rapida riconfigurazione dei dispositivi, al fine di mantenere un chiaro vantaggio tecnologico e operativo in grado di produrre l’effetto desiderato nel momento richiesto».

Del resto non c’è operazione militare moderna, sia essa ad alta intensità, di tipo combat o PSO (Peace Operation Support) che possa prescindere da una piena capacità d’integrazione in un contesto netcentrico.

La Difesa italiana è ormai da anni pienamente convinta della necessità di questa scelta e, al tempo stesso, consapevole di svolgere un ruolo di front runner nello sviluppo e nell’approfondimento dei concetti e delle strutture necessarie ad attuare la trasformazione.

Il futuro dell’Esercito Italiano, dunque, nell’era della NCW/NEC, prende il nome di Programma Forza Nec (Network Enabled Capability) per l’ammodernamento in chiave digitale di tutta la Forza Armata. Una Forza Armata che trarrà forza e potenzialità dalle possibilità offerte dalla connessione dei suoi elemeti in rete, in un processo condotto all’insegna della modularità e della flessibilità, della minimizzazione delle catene logistiche e della massimizzazione della capacità expeditionary.

Tale progetto è stato intrapreso dall’Amministrazione Della Difesa Italiana e da un pool di aziende italiane (quali Selex Communications, leader nel settore delle tecnologie elettroniche e informatiche, Galileo Avionica e Larimat , insieme a Aero Sekur, Beretta e Sistema Compositi) che operano in partnership con l’obiettivo di ammodernare le Forze Armate Italiane.

Tale evoluzione verso il futuro è resa possibile, inoltre, grazie anche al ruolo svolto negli ultimi cinquant’anni (dal 1964, anno della sua fondazione), dalla Sezione Militare Brevetti, oggi Servizi Brevetti e Proprietà Intellettuale che rimane parte rilevante dell’organizzazione di scambio tecnologico internazionale, ad esempio nell’ambito dell’accordo “NATO Agreement on the Mutual Safeguarding of Secrecy of Inventions relating to Defence and for which applications for patents have been made” (firmato nel 1960 e tutt’ora operante), nel settore dei materiali per la difesa e conserva il proprio ruolo di presidio unico militare nel fllusso brevettuale nazionale.

Affianco all’attività brevetti opera, sin dalla sua nascita, il Segretariato Generale della Difesa, le cui responsabilità principali riguardano l’attuazione delle direttive impartite dal Ministro in materia di alta amministrazione, il funzionamento dell’area tecnica amministrativa della difesa, la promozione e il coordinamento della ricerca tecnologica collegata a materiali d’armamento, d’approvigionamento dei mezzi materiali e sistemi d’arma per le forze armate e il supporto all’industria italiana per la difesa nei mercati esteri.

Lo sviluppo di Forza NEC è legato all’approccio cosi detto a spirale, secondo il quale una commessa di tale entità è strutturata per fasi, dette spire, che consentono di raggiungere i risultati in modo graduale a garanzia di maggiori flessibilità e libertà in caso di modifiche o correzioni a lavoro già avviato garantendo maggiore velocità nelle consegne di sistemi ed equipaggiamenti.

Il processo di ammodernamento a spirale è dunque un processo in continuo mutamento, sia perché i progressi tecnologici sono continui, specie in alcuni settori, in primis quello elettronico, sia perché la drammaticità delle situazioni che i soldati si trovano ad affrontare quotidianamente in teatri operativi come l’Iraq, l’Afghanistan e il Libano porta a fornire equipaggiamenti ai reparti operativi il più velocemente possibile, accelerando le fasi di sviluppo, sperimentazione e validazione, fino al punto di accertarne la verifica direttamente nei teatri operativi rispetto a un progetto tradizionale.

Il Programma Forza NEC, nasce nel 2007, con l’obbiettivo di formare una Forza Terrestre Integrata digitalizzata, basata su tre Brigate Medie dell’Esercito e su una Brigata anfibia interforze composta da elementi del Reggimento Serenissima e del Reggimento di fanteria di marina San Marco.

In termini temporali il programma coprirà un arco di tempo che va dal 2007 al 2031, con un approccio a spirale, come già detto, simile a quello dei altri Paesi NATO.

Il forte impegno finanziario ha comportato una stretta cooperazione e collaborazione tra il Ministero della Difesa (MD) e il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE): data l’entità e l’importo del programma, nonché le ricadute sul sistema industriale nazionale, i fondi per la ricerca sui futuri sistemi e piattaforme non ricadono sul bilancio del MD ma su quello del Mise. A sua volta la Direzione Armamenti Terrestri (DAT) della Difesa fa da stazione appaltante per l’intero programma.

I costi delle successive fasi a quella della Ricerca e Sviluppo (R&S) sono e saranno a carico del MD.

È stato inoltre elaborato per lo SMD un Piano di Ammodernamento, che tenga in considerazione eventuali cambiamenti interni o esterni, che potranno verificarsi nei prossimi anni, quali ad esempio modifiche dello scenario operativo, diminuzione degli organici di Forza Armata, o una sostanziale contrazione dei fondi a disposizione.

Il Piano di Ammodernamento inquadra le capacità in appositi pacchetti coerenti di capacitò, ciò comporta un grado di flessibilità, che permette, in caso di riduzione dei fondi, di ridurre i costi sulla base comunque di una valutazione capacitiva.

Sono inoltre previsti dei fondi speciali detti Basket, per gestire spsese non prevedibili a priori, come ad esempio lavori infrastrutturali, assistenza sistematica, adeguamenti tecnologici o altre necessità che sorgessero in corso d’opera.

Forza NEC mira ad integrare altri progetti già avviati nel quadro di un’unica regia.

I sistemi da integrare sono:

  • Il SIACCON, il Sistema di Comando e Controllo dello Stato Maggiore dell’Esercito;
  • Il SICCONA, il Sistema di Comando e Controllo e Navigazione per la Digitalizzazione delle piattaforme da combattimento;
  • Il Soldato Futuro;
  • Il Blu Force Situational Awarensess (BFSA), un sistema per identificare le unità alleate;
  • La Software Define Radio (SDR), un nuovo tipo di strumento di comunicazione.

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Il sistema Forza NEC nel suo complesso dovrà interfacciarsi con il C2I della Difesa, ovvero il Sistema di Comando e Controllo dello Stato Maggiore della Difesa, e con la Defence Information Infrastucture (DII), cioè l’evoluzione del sistema telematico della Difesa.

L’acquisizione della capacità di Forza NEC richiede una attenta successione nell’acquisizione delle capacità, poiché senza il rispetto delle scadenza si rischia che i molti progetti che si muovono in parallelo diventino sfasati, e questo potrebbe compromettere la capacità di tutto il sistema.

  • La prima fase, entro il 2018, comprende la trasformazione della Brigata Pinerolo nella prima Brigata Media Digitalizzata, più l’adeguamento ad uno standard analogo della Landing Force (LF) Anfibia, oltre il 50% dei cosiddetti enablers cioè i supporti tattico-operativi e tattico-logistici. I principali passi di questa prima fase sono la creazione di un organizzazione C4-ISR NEC-centrica, inserita a pieno titolo nella struttura interforze, l’acquisizione del nuovo veicolo VBM 8×8 Freccia e dei kit Soldato Futuro della prima generazione, l’introduzione delle tecnologie della digitalizzazione attualmente in fase di sviluppo, SIACCON 2 e SICCONA, l’ammodernamento degli elicotteri da ricognizione e da scorta A129 Mangusta e la digitalizzazione della logistica (NET Centric Logistics).
  • La seconda fase, da ultimarsi entro il 2026, prevede l’ammodernamento della Brigata Media Aosta, destinata a diventare la punta di diamante dell’EI, a standard anche più evoluti di quelli della Pinerolo, nonché di un ulteriore 25% dei supporti. In questa fase si provvederà all’approvvigionamento del Soldato Futuro nelle sue versioni più evolute e nell’inserimento dei derivati combat support del VBM 8×8 nonchè nell’ammodernamento della componente Centauro tramite un Mid Life Update, pacchetto di ammodernamento necessario per sfruttare le potenzialità del mezzo nell’orizzonte 2015/2020, con il superamento delle obsolescenze intervenute negli anni di servizio ed aggiornamenti nei settori della mobilità, della protezione, dell’efficacia d’ingaggio, soprattutto, del C4-ISR, nonché miglioramenti e aggiornamenti estesi a tutte le componenti.
  • La terza fase, entro il 2031, prevede l’ammodernamento della Brigata Media Sassari, nonché il completamento dell’ultimo 25% degli enablers. In questa fase verrà introdotta una seconda generazione di sistemi di riferimento, in particolare la versione più avanzata del VBM 8×8 Freccia- VBM Plus, già descritta in una proposta di Esigenza Operativa inoltrata allo Stato Maggiore della Difesa, e le successive elaborazioni degli altri sistemi, Soldato Futuro e digitalizzazione, e pianificata inoltre l’introduzione in tutte e tre le Brigate di sistemi a ciclo di sviluppo più duraturo, quali il munizionamento di precisione a lunga gittata Vulcano, utilizzabile si per l’impiego con gli obici terrestri che con le artiglierie navali, l’obice ruotato ultra leggero per unità medie, i robot terrestri (UGV Ummanned Ground Vehicle), famiglie evolute di UAV, tattici oper le unità specializzate e più leggeri per le unità di manovra, sensori innovati e altro.

Il SIACCON, nato sul finire degli anni Ottanta, ed oggi profondamente diverso dalla variente iniziale, è un sistema di comando e controllo interamente automatizzato che rende del tutto superate le classiche cartine, piene di simboli e frecce, impiegate nei centri di comando di una volta. Al loro posto sono stati introdotti i computer, sempre più moderni e potenti , sui cui schermi viene visualizzata una mappa digitale georeferenziata, fedele alla situazione sul campo in atto in quel momento, aggiornata in tempo quasi reale, con tutti i dati necessari per assolvere al meglio la funzione di comando.

Tramite il SIACCON, all’inizio usato solo per i posti di comando superiori al livello Brigata, è possibile gestire in modo razionale e computerizzato tutto il flusso di ordini ed informazioni e supportare il comandante e il suo staff nello svolgimento di attività quali: analisi della situazione tattica, pianificazione e gestione degli ordini, gestione delle diverse cellule del posto comando mantenendo allo stesso tempo una completa interoperabilità con altri sistemi.

Nel 2001 l’EI, ha chiesto di aggiornare ulteriormente il sistema in moda tale da poter supportare anche il Comando di Reazione Rapida, questa versione che equipaggia attualmente i posti comando dell’EI verrà presto sostituita dalla versione SIACCON 2, ancora in sperimentazione.

Il SIACCON 2 permette di estendere le funzionalità anche nella terza dimensione e di gestire in modo ancor più appropriato le informazioni di intelligence, la manovra ed il fuoco.

Sono state inoltre introdotte nuove funzionalità riguardanti la protezione NBC e la guerra elettronica, e per estendere ulteriormente le capacità di sistema sia al plotone sia al singolo soldato.

  • Il SICCONA, invece viene adottato su una serie di mezzi in dotazione all’EI, Ariete, Dardo, Centauro, VBM Freccia , ed è una sorta di internet tattico in grado di svolgere contemporaneamente le funzioni BMS , di locazione, come un semplice sistema di navigazione, e di controllo e di monitoraggio dello status logistico. Il sistema è costituito da tre componenti: SIV torre (Sottosistema Integrazione Veicolo); SIV scafo C2D (Comando, Controllo e Digitalizzazione) e USC (Unità Smistamento Comunicazioni).

Tutti i dati resi disponibili sul SICCONA sono condivisi da tutti gli latri nodi della rete sia tattici sia di più alto livello tattico ed operativo.

Questo consente a ciascun operatore di avere una compressione esatta della situazione sul campo.

Ed è questo che fa del SIACCONA un sistema all’avanguardia e avanzato, è la stretta correlazione con il sistema di tiro del carro e la capacità di offrire all’operatore, oltre alla rappresentazione tipica BMS, tre ulteriori interfacce: quella logistica, che consente di sapere quell’è l’effettivo status operativo del veicolo, carburante e munizionamento residuo, eventuali avarie ecc, in ogni momento e di condividere questa informazione con tutta la catena di comando e controllo, l’interfaccia allarmi e quella di combattimento.

Possiamo affermare che digitalizzare un mezzo significa descriverlo in un contesto tridimensionale.

La terza componente della triade del Programma Forza NEC è costituita dal Soldato Futuro, che mira ad integrare il soldato di fanteria in un sistema completamente netcentrico.

Il programma è stato approvato ufficialmente dal Comitato dei Capi di Stato Maggiore nel 1999, con la denominazione di Combattente 2000, poi ribattezzato Soldato Futuro.

Lo sviluppo iniziale reso di pubblico dominio nel 2005 con il Concetto Strategico del Capo di Stato Maggiore della Difesa, è stato seguito nel 2007 dalla realizzazione di tre prototipi, nelle configurazioni previste: Comandante, Fuciliere e Fuciliere Granatiere (dotato di lancia granate).

In futuro il soldato di fanteria, esattamente come già accaduto ad aerei, piattaforme e mezzi, sarà una componente della rete distesa sul campo di battaglia e potrà condividere dati, informazioni e qualsiasi altra risorsa necessaria la combattimento in tempo quasi reale con tutti gli altri utenti.

Il soldato diventa esso stesso un sistema dei sistemi dotato della sua componente di comando e controllo grazie alla quale potrà gestire armi, sensori ed informazioni.

Una totale fusione tra il livello tattico fino al livello ultimo, ciò che vede un soldato dislocato in una qualunque area del campo di battaglia, con il livello strategico ed operativo.

Il kit Soldato Futuro si compone di quattro aree: C4I, Combat, Mobilità e Sopravvivenza, Supporto ed Autonomia.

Fra le quattro aree, quella del C4I rappresenta l’aspetto più innovativo del Soldato Futuro, anche perché con la fase due sono state incrementate le capacità, grazie all’inserimento del nuovo elemento UNC che gestisce tutti i servizi netcentrci della NEC sperando nettamente il mondo delle comunicazioni intrasoldato con quelle intersoldato, aumentando la situation awareness sia a livello del soldato individuale sia a livello dei comandanti.

La componente di comando e controllo è incentrata su un Wereable Personal Computer (WPC): un computer poco più grande di un pacchetto di sigarette con un display da quattro pollici e schermo tipo touch screen.

Il comandante è dotato invece di uno schermo da otto pollici, che permette di sfruttare maggiormente la COP.

Il WPC può essere contenuto in una tasca del kit o può essere installato sull’avambraccio in modo tale da poter essere consultato come un normale orologio.

Sul WPC possono essere visualizzate mappe digitali, messaggi testuali e tutti i dati ripresi dai sensori di puntamento dell’arma o dall’UAB.

L’orientamento della mappa digitale del soldato sono garantiti dalla presenza di un’antenna GPS.

Le comunicazioni sono garantite dall’impiego della Swawe Handheld Software Defined Radio (SDR), che rispetto alla precedente Individual Pocket Radio (IPR) rappresenta un notevole miglioramento.

L’elmetto è interfacciato via bluetooth con il sistema di puntamento dell’arma, il sistema NIMOS permette al soldato di sparare anche da posizione riparata, di operare in condizione di luce insufficiente e di registrare tramite telecamera.

È possibile anche visualizzare eventuali messaggi di allarme, oltre ai dati provenienti dai sensori del soldato.

Il NIMOS è stato momentaneamente sostituito con componenti off the shelf, nell’attesa che si riescano a ridurne peso e dimensioni, in linea con le specifiche iniziali.

I sostituti in fase di valutazione sono attualmente due: AN/PVS-21 prodtto da OGARA Sensor System e il TM-NVG sviluppato da ITT Exelis.

La componente Combat, invece, è costituita dal fucile d’assalto ARX 160 in calibro 5,56 x 45 mm NATO e dal lanciagranate GLX 160, entrambi di fabbricazione Berretta.

L’ARX 160 sostituisce il Beretta AR 70/90, migliorandolo sotto numerosi aspetti: precisione, materiali peso, ergonomia, maneggevolezza, modularità e versatilità.

Il fucile è già in dotazione presso il contingente Italiano schierato in Afghanistan.

Originariamente la componente di puntamento era costituita dal sistema ICWS Aspis prodotto da Selex.

Il prototipo comprende una camera termica, un canale tv, un puntatore laser per il tiro istintivo e un’ottica red dot per il combattimento close-quarter.

Peso e ingombri, però, sono superiori alle specifiche previste in fase di progettazione e di, conseguenza, si è deciso, anche in questo caso, di sostituire temporaneamente il sistema con una triade di componenti off the shelf: per la funzione di mira è stata scelta la Elcan SpecterDR muli fuction combat day sight; per l’operatività notturna una Mini Thermal Sight di L3 Warrior System e per il puntamento laser un AN/PEQ-15 ATPIAL, sempre di L3 Warrior System. Anche il lanciagranate GLX 160, in calibro 40 mm e disponibile anche in versione stand-alone, è fabbricato in tecnopolimeri.

Le recenti esperienza sul campo di battaglia hanno confermato l’evolversi di uno scenario operativo, in cui è assai raro registrare la presenza di conflitti simmetrici di tipo classico, con scontri ad elevata intensità e lunga durata, e questi hanno lasciato il posto definitivamente a missioni di risposta alle crisi, che hanno la caratteristica di comprendere una vasta gamma di azioni che spaziano dallo schieramento preventivo ad operazioni di combattimento di breve durata, fino a vere e proprie operazioni di stabilizzazione che, intervenendo nel periodo di post conflitto, si protraggono nel tempo, anche per anni, e richiedono competenze specialistiche ed elevati livelli di coordinamento e armonizzazione delle varie componenti in campo.

Tale quadro è reso ancora più complesso dalla lotta al terrorismo.

Lo strumento operativo terrestre, chiamato ad operare in uno scenario con una forte presenza di molteplici attori, è caratterizzato da tre fasi:

  • Di ingresso (entry operation), di breve durata, con contrasto, volta ad acquisire il controllo dei punti di immissione in teatro della forza principale e a garantirne l’afflusso in condizioni di sicurezza;
  • Decisa (decisive operations), di media durata, contro una forza regolare, volta alla sua distruzione ed alla conseguente conclusione della fase ad alta intensità;
  • Stabilizzazione e ricostruzione. Una fase di lunga durata, contrastata da forze irregolari che ricorrono all’uso di tattiche terroristiche, volta a realizzare nel teatro operativo le condizioni di sicurezza e ad avviare il processo di ricostruzione.

La riorganizzazione dell’Esercito Italiano, attraverso Forza NEC, ha come scopo finale la nascita della cosidettta Forza Media digitalizzata che in futuro andrà a costituire la componente terrestre più idonea ad operare laddove è necessario coniugare un’adeguata protezione e letalità d’ingaggio, con elevata mobilità operativa e tattica, ed un’elevata situational awareness.

La Forza Media Digitalizzata (FOMED), rappresenta l’esito operativo a cui porterà il Programma Forza NEC. La FOMED è il paradigma per la costituzione dei suoi veri elementi operativi ovvero le Brigate Medie Digitalizzate.

L’EI ha pensato di modificare, dunque, la sua struttura, riducendo le unità pesanti retaggio della Guerra Fredda, a favore delle componenti medie e leggere. Per questo motivo, alla conclusione del Forza NEC, le Forze Armate dovrebbero essere strutturate su 1 Brigata pesante, l’Ariete, dotata del MBT Ariete, 3 Medie, Pinerolo, Aosta e Sassari, dotate di VBM 8×8 Freccia, e 3 Leggere, Folgore, Taurinense, Julia , dotate di VTLM Lince.

La FOMED sarà caratterizzate da una spiccata capacità di expeditionary, in modo da essere proiettata a grandi distanze e in tempi ristretti, spostarsi agevolmente, muoversi con agilità nello spazio di manovra, assicurando la rotazione del personale, l’efficienza dei mezzi e il necessario supporto in termini di comunicazione intelligence, comando e controllo, logistica, sarà inoltre capace di operare in formazioni ridotte, dotate di elevata autonomia e logistica facilmente proiettabili e capaci di supportare impegni di lunga durata, letalità in modo da poter localizzare, ingaggiare e neutralizzare le formazioni da combattimento nemiche, ben al di là della portata dei loro sistemi per la scoperta del fuoco, elevate doti di sopravvivenza, in modo da operare in sicurezza sul campo di battaglia, caratterizzato da un livello di minaccia elevato.

La trasformazione dell’Esercito Italiano è cominciata con la trasformazione di mezzi già in uso e l’introduzione di nuove piattaforme quali la Blindo pesante armata Centauro, il VCC Dardo , il carro Ariete, il VTLM Lince, il VBM 8×8 Freccia, fiore all’occhiello del Programma Forza NEC, e il VTMM Orso, che a breve entrerà in servizio.

Le caratteristiche legate a queste nuove piattaforme sono: rapidità e semplicità di dispiegamento e capacità di operare in un ambiente netcentrico con altro grado di autonomia, che consentono un efficiente ed aggiornato scambio di informazioni; capacità di condurre operazioni expeditionary e full spectrum, che richiedono un impiego prolungato nel tempo in scenari dove sussistono problematiche legate al supporto logistico e dove i task della missione spaziano dal peacekeeping al full warfighting; capacità di operare in contesti sia combined sia joint.

Forza NEC, in conclusione, garantirà all’EI un’elevata capacità di adatttamento nei diversi teatri operativi, ma soprattutto la capacità di saper interpretare a pieno il proprio ruolo, specialmente nelle missioni internazionali, con un approccio di alta professsionalità e di elevati standard di eccellenza tecnologica.

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