Il “Nuovo” Giappone di Abe

giappone“Abe Maria!” Queste le parole e lo spirito che hanno chiuso simpaticamente l’intervento del Professor Franco Mazzei, onorario dell’Università Orientale di Napoli, che è stato uno dei relatori che il 25 maggio ha partecipato al Convegno Ruolo e prospettive del “Nuovo Giappone” in Asia Pacifico presso l’Istituto Giapponese di Cultura a Roma (promosso e organizzato in collaborazione con l’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie di Roma), alle spalle di Villa Borghese. Un’occasione per fare chiarezza sulla situazione che l’intera regione dell’Asia Pacifico sta affrontando negli ultimi anni, dove l’ascesa delle potenze emergenti ha indotto una vera e propria rivoluzione degli equilibri geopolitici. Il Ministro Plenipotenziario Mario Vattani, Coordinatore per i Rapporti tra l’UE e i Paesi dell’Asia Pacifico, ricorda come agli albori della propria carriera l’Asia fosse approssimativamente suddivisa in due regioni: quella occidentale, principale focolare di tensioni, una per tutte il conflitto tra India e Pakistan sulla regione del Kashmir, e quella orientale, fondamentalmente stabile. Oggi gli equilibri geopolitici sono drasticamente cambiati e l’ansia di stabilità nella regione non lascia esente il governo di Tokyo.

Nel corso del suo intervento l’ambasciatore a Roma, Kazuyoshi Umemoto, racconta di un Giappone storicamente mosso da un’incessante ricerca di pace. Il pacifismo è stato considerato l’asse portante su cui forgiare l’intera politica estera dal secondo dopoguerra. L’immagine che tutti ricordano è quella di un Giappone sconfitto sotto ogni punto vista, militare, economico, politico, ma soprattutto morale. La rinuncia a qualsiasi impiego della forza bellica fu infatti sancito nell’articolo 9 della Costituzione del 1946 e da allora è uno dei punti fermi della politica estera giapponese, esente da qualsiasi proposta di emendamento.

La grande forza del Giappone fu quella di accettare la sconfitta, ricorda Mazzei, avendo avuto sorprendentemente la capacità di assorbire in maniera più che positiva lo shock subito, tragicamente rappresentato dallo scoppio dalle due bombe nucleari, e di trasformare le minacce in proficue opportunità. E’ questo lo spirito che ha portato il Giappone, nel corso degli anni Ottanta, a divenire la locomotiva dell’economia mondiale.

giapponeTuttavia negli ultimi anni lo scenario che Tokyo ha dovuto gestire sembra aver richiesto una svolta. L’ascesa al governo del Primo Ministro Shinzo Abe, esponente del Partito Liberal Democratico (LDP), è avvenuta nel solco del cambiamento geopolitico dell’Asia Pacifico. Eletto nel 2006, Abe si dimise dopo un anno a seguito della sconfitta del suo partito alla Camera Alta della Dieta, adducendo a giustificazione anche gravi condizioni di salute che lo avevo costretto a prendere congedo. Il 26 dicembre 2012 è stato però rieletto nel corso di una sessione speciale della Dieta nazionale. Al momento della rielezione Abe ha assistito all’enorme successo che le potenze della regione avevano conseguito, a iniziare dalla Cina, la quale dal 2007 aveva superato gli Stati Uniti in quanto partner commerciale privilegiato del Giappone. E’ evidente pertanto che la Cina non si configurasse come un nemico, ma allo stesso sembra che essa stia progressivamente scivolando nelle distorsioni che tanta potenza porta con sé. L’ambasciatore Umemoto guarda con preoccupazione all’aumento della spesa militare decretato da parte del governo popolare cinese, avvenuto peraltro in maniera poco trasparente, e la rivendicazione delle Isole Senkaku, sotto amministrazione giapponese, è oggi chiaro segno degli effetti di questa degenerazione del potere. Si è così insinuata una nuova percezione sulla questione della sicurezza, rispetto alla quale la politica estera giapponese doveva necessariamente assumere maggiore rilievo. La necessità del superamento dei precetti costituzionali in materia d’intervento militare era stato già auspicato in passato esclusivamente da una parte dei quadri dirigenziali, che trovavano però un argine invalicabile nel sentimento che pervadeva la totalità della popolazione. Di fronte alle dinamiche più recenti il governo Abe è riuscito a catalizzare il favore dell’opinione pubblica, riprendendo un discorso che era stato avviato sin dalla prima guerra del Golfo. La reintepretazione dell’articolo 9 è oggi una delle principali direttive del governo di Abe, il quale non ha inteso abbandonare il sostanziale pacifismo che ha contraddistinto da sempre la politica estera giapponese, ma intende garantire un impiego legittimo della forza in coerenza con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, quello che sancisce il principio della legittima difesa. La nuova interpretazione dell’articolo 9 permette al Giappone di intervenire militarmente sia qualora si trovi ad affrontare un attacco armato direttamente contro il proprio territorio (il caso della legittima difesa individuale), sia qualora ad essere attaccato sia un Paese con il quale il Giappone intrattenga relazioni particolarmente strette (il caso invece della legittima difesa collettiva), con il solenne proposito di proteggere la vita, la libertà e la ricerca della felicità delle rispettive popolazioni. Non solo, ma negli auspici della nuova interpretazione del suddetto articolo vi rientrerebbe anche la possibilità che il Giappone possa partecipare alle operazioni di mantenimento della pace sotto egida ONU, c.d. peace keeping operations, contribuendo alla stabilità e alla pace dell’intera comunità internazionale.

I nuovi termini in cui è stato scelto di inquadrare la politica estera giapponese hanno favorito la revisione della partnership strategica con gli Statu Uniti, siglata lo scorso aprile tra il Presidente Barack Obama e lo stesso Abe, che ricalca le linee guida impostate dalla reintepretazione dell’articolo 9. I nuovi accordi infatti consentono a Tokyo di partecipare alle avventure belliche degli Stati Uniti senza che l’esecutivo sia obbligato in ogni occasione a ottenere un permesso specifico dalla Dieta nipponica. In questo nuovo quadro le forze armate del Giappone possono intercettare e abbattere i missili diretti verso gli Stati Uniti lanciati da un Paese terzo, nonché operare a fianco dell’alleato in ambito di sicurezza marittima o informatica, concretizzando appunto la c.d. legittima difesa collettiva. Il Ministro Vattani vede nei nuovi accordi il superamento di un Giappone considerato quale mera base logistica della politica americana, volgendo verso una vera e propria partnership globale.

giappone

Il Primo Ministro giapponese, già fautore della c.d. “abenomics” in tema di politica economica, che ha permesso al proprio Paese di uscire dalla crisi in cui versava dagli anni Novanta, ha messo a segno un altro successo, questa volta in tema di politica estera e ormai tutti parlano di un “Nuovo Giappone”. Tuttavia, come concluso dall’ambasciatore, non siamo di fronte a un nuovo Giappone perché la viscerale esigenza di pace che gli è connaturata resta salda. Ciò che sta cambiando è l’atteggiamento, oggi segnato da un’inedita volontà di avere un ruolo proattivo e di prestigio sulla scena internazionale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.