Armi Leggere Guerre Pesanti – Il Rapporto dell'IRIAD

L’ultimo rapporto dell’IRIAD – Istituto di Ricerche Internazionali ‘Archivio Disarmo’ sull’esportazione italiana di armi piccole e leggere, pubblicato nel SIS n.4/2015

Archivio_Disarmo_LogoRapporto scaricabile da qui

Parlando dei potenziali problemi legati alle armi ed al loro commercio vengono immediatamente in mente le armi da guerra, i grandi mezzi militari ed i sistemi d’arma, le armi di distruzione di massa, atomiche, chimiche e batteriologiche. Tuttavia, non meno letali di queste sono le cosiddette armi piccole (cioè di piccolo calibro) e leggere (in inglese: small arms and light weapons – SALW), ossia quelle armi facilmente trasportabili ed utilizzabili anche da una singola persona.

A partire dal 1996 l’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (IRIAD) ha avviato una serie di studi sul controllo delle armi leggere e di piccolo calibro, un tema diventato sempre più rilevante per l’emergere di problemi legati alla proliferazione di armi leggere e l’assenza di adeguati controlli sui trasferimenti nazionali.

L’obiettivo del Rapporto sull’esportazione italiana di armi piccole e leggere ‘ARMI LEGGERE, GUERRE PESANTI’ è quello di verificare l’evoluzione del quadro normativo dell’export italiano di armi ad “uso civile” e di monitorare la dimensione quantitativa del fenomeno nel periodo 2013-2014.

A livello internazionale non esiste una definizione unanimemente riconosciuta di “armi piccole e leggere”; a causa di una non chiara convergenza sull’identificazione di questa tipologia di armi tra gli Stati. Inoltre, risulta particolarmente difficile coordinare le varie legislazioni nazionali ed adottare efficaci trattati internazionali circa la produzione ed il commercio di questi prodotti dell’industria bellica. Tuttavia, il 24 dicembre 2014, è entrato in vigore l’ATT (Arms Trade Treaty), il Trattato sul Commercio mondiale delle armi convenzionali, divenendo giuridicamente vincolante per i 61 Paesi che lo hanno ratificato (tra cui l’Italia, che è stato il quinto Paese a firmarlo). Il testo prevede il divieto per gli Stati parte di autorizzare l’esportazione di armamenti qualora siano a conoscenza che questi possano essere utilizzati per commettere atti di genocidio, crimini contro l’umanità, gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949 o altri crimini di guerra.

Inoltre lo Stato parte, prima di autorizzare l’esportazione, dovrà valutare se gli armamenti esportati possano contribuire a minacciare la pace e la sicurezza internazionale o possano essere utilizzati per commettere violazioni del diritto umanitario internazionale, atti di terrorismo, o facilitare atti della criminalità organizzata transnazionale.

È importante sottolineare che il Trattato non vieta il commercio internazionale di armi convenzionali, ma è volto a migliorare la regolamentazione del commercio internazionale di armi, anche al fine di prevenirne ed eliminarne il commercio illegale e rappresenta dunque un punto di partenza piuttosto che di arrivo nel disciplinare il commercio di armi lecito e prevenire quello illegale.

Nella stesura del Rapporto sono stati utilizzati i dati riportati nel database Istat che suddivide le merci prodotte e importate dal nostro Paese in diverse categorie, per le armi piccole e leggere l’Istat ha 16 categorie di riferimento, che qui abbiamo raggruppato in tre macro-categorie: pistole e fucili, munizioni, ed esplosivi.

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Per quanto riguarda invece l’analisi qualitativa dei dati, con riferimento ai Paesi che hanno importato armi dall’Italia sono stati utilizzati i Rapporti annuali condotti da Amnesty International, Human Rights Watch e Escola de Cultura de Pau, al fine di ottenere un’analisi critica sulle esportazioni italiane.

Dall’analisi emerge che l’Italia ha effettuato per il periodo 2013-2014 complessivamente 452.713.932,00 euro di esportazioni relative a armi comuni da sparo, loro munizioni ed esplosivi. Questo dato è in linea con il trend degli anni precedenti, che nonostante la grave e perdurante crisi economica che attanaglia il mercato, ha avuto un incremento costante.

Suddividendo il pianeta in macroaree geografiche è possibile notare che i Paesi dell’America Settentrionale hanno importato il 42% del totale, pari a 191.402.821,00 euro con in testa gli USA che conribuiscono con i loro 178.111.191,00 euro (pari al 38,56% del totale), mentre i Paesi dell’UE sono stati destinatari del 31% delle esportazioni armiere made in Italy per un ammontare di 142.310.162,00 euro. I Paesi europei non membri dell’UE, trainati dalla Russia, hanno importato invece 38.370.449,00 euro di armi piccole e leggere prodotte in Italia pari all’8% del totale. Il Medio Oriente ha importato invece il 4% della produzione italiana pari a 18.368.471,00 euro, seguito dall’Asia con 11.678.397,00 euro (3%), dall’ America Centro Meridionale con importazioni per 9.264.353,00 euro pari al 2%, e infine l’Oceania con l’1% del totale pari a 4.791.161,00 euro.

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Se da un lato le cifre di queste esportazioni possono sembrare una buona notizia per il PIL del Bel Paese e motivo di vanto per l’industria italiana, dall’altro dimostrano che armi italiane arrivano anche in quei Paesi dove sono presenti regimi autoritari che non rispettano i diritti umani, gruppi terroristici, guerre, e Paesi con un elevatissimo tasso di criminalità.

Analizzando in modo attento i dati del presente lavoro, ed escludendo i Paesi dell’Unione e del Nord America, si nota immediatamente come i maggiori importatori di armi italiane siano proprio quei Paesi in cui si registrano violazioni sistematiche dei diritti umani, sfruttamento dell’immigrazione, guerre civili e conflitti etnici in corso (Libia), presenza e controllo del territorio da parte di gruppi terroristici (Iraq e Nigeria).

Sebbene l’ATT sia stato da poco approvato, e ratificato anche dall’Italia, resta da vedere se questo accordo contribuirà ad un più stretto controllo sull’esportazione armiera, e sulla considerazione preventiva degli effetti che potrebbe comportare l’esportazione di grosse quantità di armi in base ad un’attenta valutazione della situazione geopolitica di un Paese.

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