Il summit BRICS attraverso la stampa russa

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Il settimo summit dei paesi BRICS, tenutosi a Ufa a inizio luglio, ha suscitato grande attenzione da parte della stampa russa. L’attuale situazione di tensione tra Russia ed Occidente oltre alla particolare contingenza economica (leggi crollo della borsa di Shanghai) hanno caricato di un significato particolare questo incontro. Le principali tematiche trattate dalle maggiori testate hanno riguardato gli sviluppi nei rapporti tra l’Occidente e la Russia e tra quest’ultima e la Cina.

Punti chiave del summit BRICS sono stati la creazione di una nuova banca per lo sviluppo e di un pool contingente di riserve valutarie. I paesi BRICS hanno sancito l’istituzione di una controparte della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale. La Nuova Banca per lo Sviluppo, che sarà operativa a partire da aprile 2016.

Dell’opposizione tra i nuovi strumenti economici dei paesi in via di sviluppo e l’Occidente tratta Vedomosti. In un articolo online il giornale sostiene che, grazie alla Nuova Banca per lo Sviluppo, i paesi BRICS acquisiranno maggiore indipendenza nei confronti dei creditori occidentali oltre ad aumentare la pressione sulla ratifica del pacchetto di riforme del Fondo monetario internazionale.

Le istituzioni finanziarie internazionali correnti continuano a preoccupare i paesi BRICS, nonostante la creazione di proprie alternative. La dichiarazione di Ufa invita gli Stati Uniti a ratificare finalmente il pacchetto di riforme del Fondo monetario internazionale, che dovrebbe aumentare il peso dei mercati emergenti nel fondo. In caso contrario questo “minerebbe la credibilità del Fondo, la sua legittimità e la sua efficacia” si legge nella dichiarazione (dei paesi Brics a Ufa, Ndr).

Lo scopo delle nuove strutture sovranazionali, che uniscono le cinque principali economie emergenti, non è creare un’alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, ma aumentare la pressione su di loro per costringerli alla riforma, rafforzando così la propria presenza in queste organizzazioni, ha spiegato “Il Quotidiano del Popolo”. I paesi occidentali dicono spesso alla Cina: “Con noi o contro di noi”, ma il paese non è con né contro di loro, ritiene il collaboratore del Centro per lo studio dei BRICS presso la Fudan University di Shanghai Zhu Tszetszin: “La Cina accetta l’ordine esistente delle cose e allo stesso tempo cerca di cambiarlo. E per la Cina è meglio effettuare questi cambiamenti insieme ai paesi BRICS, piuttosto che da sola”.

Vedomosti 13/07/2015 “I BRICS intendono aumentare la pressione sulle organizzazioni internazionali”

http://www.vedomosti.ru/

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La stampa della Federazione russa ha dedicato una particolare attenzione ai rapporti con il colosso dei paesi emergenti: la Cina. La tensione nei rapporti con Europa e Stati Uniti ha portato la Russia a guardare sempre più spesso a Oriente nella ricerca di un partner politico ed economico. L’unione di cooperazione economica e politica con la Cina potrebbe portare ad un nuovo assetto geopolitico di scala globale. Il rovescio della medaglia, come sottolineato da gazeta.ru, è dato dai problemi che lo stretto contatto con economia ed interessi cinesi può causare ai mercati interni dei paesi BRICS.

La Russia è la locomotiva politica del gruppo BRICS, la Cina quella finanziaria. Il potere finanziario della Cina, la seconda economia del mondo, è, stranamente, anche una sfida per i paesi BRICS. La Cina si è impegnata a investire nella Banca di sviluppo BRICS 41 miliardi dollari di dollari su 100 miliardi. Ed era disposta a investire di più, ma ha incontrato resistenza da parte di altri paesi membri, in particolare del Brasile.

Il Brasile si oppone l’afflusso di merci cinesi a basso costo nel proprio mercato ed ha imposto barriere commerciali per evitare il fallimento dell’industria leggera del paese. In Russia è presente un problema analogo. L’unica differenza è che le autorità russe sembrano aver smesso di resistere all’afflusso di prodotti di consumo cinesi a basso costo e l’industria leggera russa ha da tempo cessato di esistere.

Quattro dei cinque paesi BRICS sono insoddisfatti del fatto che la Cina sostiene la svalutazione dello yuan rispetto alle altre valute. Questo rende le merci cinesi più competitive sul mercato globale. È improbabile che la Russia o l’India possano influenzare le ambizioni della Cina e convincere il proprio partner nei paesi BRICS ad avviare il processo di liberalizzazione della valuta nazionale. È anche al di la portata degli Stati Uniti. Questo significa che la Cina lavorerà automaticamente contro la formalizzazione del lavoro dei BRICS. In caso contrario, i membri dei BRICS potrebbero costringere la Cina a prendere decisioni svantaggiose.

Il passaggio a una moneta unica nella rete, come nell’Unione Europea, rimane improbabile nel breve periodo, dicono gli esperti.

Articolo “BRICS contro le sanzioni”

http://www.gazeta.ru/business/2014/07/21/6120433.shtml

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Se una moneta unica per i BRICS rimane un obiettivo irraggiungibile nel breve periodo durante il summit nella capitale della Baschiria si è trattato di sistemi di pagamento. Di questo e della necessità di stabilizzare il corso del rublo, che non si è ancora ripreso dalla crisi dell’anno scorso, ha trattato Rossijskaja gazeta raccogliendo le dichiarazioni del Ministro russo per lo sviluppo economico Alexej Uljukaev:

Per i BRICS consolidare lo status di economie in veloce crescita consentirà la cooperazione dei sistemi di pagamento. Questa è una delle direzioni sottoscritte nella strategia di partenariato economico dell’organizzazione, il che significa che nei prossimi anni i russi saranno in grado di pagare con carte di pagamento nazionali all’estero.

Un’altra direzione riguarda la cooperazione interbancaria. Si tratta di pagamenti tra i paesi in moneta nazionale. Oggi, il volume di tali operazioni è di piccole dimensioni, ma il Ministero delle Finanze della Russia e le banche russe di proprietà statale credono che si potrà aumentarli fino al 50 per cento.

Perché questi argomenti sono diventati così importanti negli ultimi anni? Il punto è che non si sa mai da che parte può scoppiare una crisi, e inoltre è possibile che essa non abbia origine dal mercato interno. Questo è chiaramente evidente negli eventi della scorsa settimana (crisi della borsa di Shaghai NDR).

La brusca discesa del mercato azionario della Repubblica Popolare Cinese ha colpito i prezzi del petrolio. E da essi, a sua volta, dipende il corso del rublo. Tuttavia, il Ministro dello sviluppo economico della Russia Alexej Uljukaev ha assicurato che la Banca popolare cinese non permetterà a questi “fallimenti” di crescere fino a minacciare i progetti comuni, gli investimenti ed il commercio estero.

Nel primo piano di discussione sono uscite anche previsioni sul corso del dollaro e dell’euro, sui quali premono la crisi greca ed il petrolio. Secondo le previsioni Uljukaev se Atene non riuscirà a trovare un accordo con i creditori internazionali sulle modalità di pagamento del debito pubblico e lasciasse la zona euro, il rublo potrebbe indebolirsi.

Ma il capo del Ministero dello Sviluppo Economico è fiducioso che le fluttuazioni valutarie russe saranno tra 1 e 3 rubli. Con tale volatilità la Russia vi farà fronte senza un aiuto esterno: non dovrà nemmeno utilizzare il pool di riserve valutarie, che è stato formalmente istituito dai BRICS come sostegno reciproco in caso di forza maggiore in economia.

http://www.rg.ru/2015/07/13/sistemi.html

Rossijskaja gazeta 13 luglio 2015 “I paesi BRICS dimostrano di poter crescere senza l’aiuto dei creditori occidentali”

 

Il summit ha portato ad un incisivo passo avanti nella collaborazione economica tra i paesi BRICS. Ora non resta che attendere gli sviluppi delle decisioni di Ufa per poter monitorare quali effetti esse avranno sul piano economico. La cooperazione economica potrebbe risultare la base per una futuro avvicinamento a livello di politica comune. In tal caso, sul piano geopolitico, i BRICS diventerebbero una potenza rilevante al pari con gli Stati Uniti. Sebbene questo scenario appaia irrealizzabile nel breve periodo, rimane comunque degno di una particolare attenzione.

 

 

 

 

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