Angola. Due volti, due storie

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Formalmente è una democrazia multipartitica che rispetta la classica divisione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Di fatto si fonda su una coesistenza, non sempre pacifica, di meccanismi formali –Assemblea Nazionale, Parlamento, Ministeri ufficiali e altri informali –reti neopatrimoniali, favoritismi, giochi clanico-clientelari che hanno progressivamente consolidato uno shadow state parallelo a quello ufficiale[1]. In Angola, dove il sistema politico-economico è fortemente concentrato nelle mani dei vertici politici del partito dell’MPLA (Movimento Popular de Libertaçao de Angola), la popolazione appare sempre più lontana dagli agi dell’entourage presidenziale, cioè fedelissimi del partito, membri della famiglia e delle Forze Armate. La prima miliardaria d’Africa è proprio l’imprenditrice angolana figlia del presidente, Isabel dos Santos che ha costruito il suo “impero” anche all’estero[2].

Il divario urbano-rurale, le disparità economiche, le disuguaglianze sociali, un popolo costretto a vivere con meno di due dollari al giorno, dimostrano che il “pendolo” del potere oscilla tra le aspirazioni egemoniche di pochi e la volontà democratica di molti, tra ricchezza di risorse naturali e povertà diffusa e tra passato e presente. Eppure il boom petrolifero offshore (2002-2008) ha fatto registrare una crescita a due cifre, un incremento esponenziale nelle esportazioni, mostrandone anche l’eccessiva dipendenza. Dove sono finite le rendite petrolifere dei grandi affari internazionali? È probabile che Sonangol, compagnia petrolifera nazionale e braccio finanziario del regime, abbia fatto da tramite con gli investitori e le multinazionali straniere, mascherando egregiamente l’esercizio delle funzioni dello stato ombra[3]. Dai registri del budget statale mancano milioni di dollari, inghiottiti nel “Triangolo delle Bermuda” di istituzioni informali guidate dagli esponenti dell’MPLA. L’istituzionalizzazione della corruzione[4] ha consentito di creare un budget esterno a quello amministrato dal Ministro del Tesoro e delle Finanze, con manovre milionarie a volte fatte a loro insaputa.

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Quindi, non esiste una sola storia dell’Angola, ma bensì due: una si riferisce ai ceti elitari costieri eredi del potere coloniale che esercitano potere e controllo lungo linee clanico-clientelari, rispondendo solo ai propri interessi. Poi c’è la storia della gente comune delle campagne remote del planalto centrale che sopravvive a malapena con pochi aiuti allo sviluppo e qualche sostegno sociale fornito dal governo. Questi sono i due volti di un paese che in quarant’anni ha vissuto indipendenza, guerra civile (1975-2002), ricostruzione postbellica unita al boom delle esportazioni di petrolio (2002-2008) seguendo le orme di altri paesi in via di sviluppo. Sono innegabili i progressi compiuti finora per riconquistare il proprio posto nel mondo, ma rimane ancora molto da fare.

Arbitro ultimo di tutto ciò che accade nel paese è José Eduardo dos Santos, in carica dal 1979. È capo dello stato, delle forze armate, capo del governo e leader del partito MPLA. In una forte commistione tra partito e stato, anche il compleanno del Presidente è divenuto una festa nazionale al pari del giorno dell’Indipendenza. È avvenuto lo scorso 28 agosto quando il vicepresidente Manuel Domingos Vicente (ex amministratore delegato di Sonangol fino al 2012 e Ministro delle Coordinamento Economico) ha elogiato pubblicamente l’operato di dos Santos come uomo politico che ha lavorato per il consolidamento della democrazia, l’unità e l’integrità territoriale e una crescita inclusiva per promuovere la giustizia sociale[5]. Ancora una volta, esiste chi lo loda come salvatore della patria e chi, invece, lo considera un leader autoritario tra la pseudo-democrazia e la semi-dittatura che ordina arresti, repressioni e carcere per i dissidenti.

Nel quadro regionale e internazionale, si è assistito alla rinascita della potenza africana grazie al rilancio della sua immagine nell’arena internazionale[6]: ha agito come contrappeso-politico diplomatico in numerose crisi del continente –dalla Repubblica Democratica del Congo alla Repubblica Centrafricana; con la sua politica assertiva è un prezioso alleato per gli stati limitrofi in contrapposizione al suo peer competitor, il Sudafrica. Dal 2014 è al timone della International Conference for the Great Lake Region e ha conquistato la leadership nel Kimberley Process (che lavora per la certificazione e la tracciabilità dei diamanti grezzi). Sfruttando la vetrina di opportunità data dal risveglio dell’Africa Australe, è il secondo paese produttore e esportatore di petrolio dopo la Nigeria e di recente è anche membro non-permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia, la continua discesa del prezzo internazionale del petrolio e la sua iper-dipendenza dalle esportazioni fanno pensare che il paese non si sia ancora liberato dalla “maledizione da risorse”, essendo in balia delle fluttuazioni dei mercati e degli eventi internazionali. Eduardo dos Santos, ha cercato di ovviare al problema con una diversificazione economica e delle relazioni internazionali che sta rafforzando ulteriormente il potere del regime allontanandolo dalla società, ma anche dagli eccessi nell’export del periodo d’oro del boom.

Note:

[1] Soares de Olivera, R., “O Governo està aqui”. Post war state making in the Angolan periphery, 2013, (http://oxpo.politics.ox.ac.uk/publications/working_papers/wp_11-12/OXPO_11_12g_SoaresdeOliveira.pdf).

[2] Marques de Morais, R., How an African ‘Princess’ Made $3 Billion in a Land Where Most Live on $2 a Day, 16 august 2013, (http://www.dailyfinance.com/2013/08/16/african-princess-isabel-dos-santos-billionaire-kleptocrat-angola/).

[3] Roque, P. C., Angola: parallel governments, oil and neopatrimonial system reproduction, “Institute for Security Studies”, Situation Report, 6 june 2011.

[4] Marques de Morais, R. The Angolan Presidency: the epicentre of corruption, 2010, (http://makaangola.org/wp-content/uploads/2012/04/PresidencyCorruption.pdf).

[5] Vice-Presidente da Repùblica enaltece feitos do Chefe de Estado Angolano, 28 agosto 2015, (http://www.portalangop.co.ao/angola/pt_pt/noticias/politica/2015/7/35/Vice-presidente-Republica-enaltece-feitos-Chefe-Estado-angolano, 945e6594-cac0-4807-b24b-10f92e833183.html).

[6] Placido dos Santos, G., Angola: Towards Supremacy in Sub-Saharan Africa?, in “The Portuguese Journal of International Affairs”, n.8, 2014.

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