L’Artico e la nuova Dottrina del mare russa

credits Mikhail Mikhin/Ria Novosti

credits Mikhail Mikhin/Ria Novosti

Il 26 luglio, anzitempo rispetto alle scadenze prefissate della precedente dottrina del mare esposta nel 2001, il Presidente russo Vladimir Putin ha firmato la nuova Dottrina militare marina[1]. Ciò che emerge di particolare interesse è l’importanza assunta dal circolo polare artico, considerato dal documento strategico-militare come il punto focale della nuova Dottrina. L’Artico non è tuttavia una novità nella politica estera russa: già da anni infatti vengono svolte regolarmente delle esercitazioni militari e numerosi dichiarazioni sulla presunta sovranità russa sul Polo Nord sono state rilasciate da numerosi esponenti di spicco dell’esercito e del governo, come nel caso dell’esploratore Artur Nikolaevič Čilingarov o del vice primo ministro Dmitrij Rogozin: il primo, dopo aver piantato una bandiera russa nel fondale del Polo Nord, scatenando indignazione tra le diplomazie nordiche, aveva affermato come il Polo Nord sia una naturale estensione del territorio russo, in quanto facente parte della medesima placca continentale[2]; il vice primo ministro, invece, ha scritto sul proprio profilo Twitter[3] che l’Artico corrisponde alla Mecca della Russia, senza ovviamente il significato religioso che la prima ha per il mondo arabo.

Tale interesse è suscitato dalla presenza di un grande quantitativo di risorse energetiche nel sottosuolo del circolo polare: secondo quanto stimato dall’Inter Press Service[4], il sottosuolo artico è composto dal 15% delle risorse petrolifere mondiali e dal 30% di gas naturali, facendo sì che il Polo Nord sia la regione più ricca di risorse energetiche mai sfruttate a causa della presenza dei ghiacci. Tuttavia, i cambiamenti climatici che sono in corso dovrebbero consentire, a partire dal 2030, di poter navigare per nove mesi all’anno nel circolo polare, rendendo possibile anche lo sfruttamento dei giacimenti energetici. Proprio per questo motivo l’Artico viene considerato ancor più importante del Mar Mediterraneo o dell’Oceano Pacifico. La possibilità di poter sfruttare le risorse artiche permetterebbe alla Russia di rafforzare il proprio status di superpotenza energetica e proprio per questa ragione la Gazprom, il colosso russo del gas, ha investito sei miliardi di dollari nella costruzione dell’enorme piattaforma marina denominata Prirazlomnaja[5]. Tuttavia, sempre nel documento, viene sottolineato come è importante non solo concentrarsi sull’Artico, ma anche di migliorare la cooperazione con la Repubblica Popolare Cinese e l’India rispettivamente nella regione del Pacifico e nell’Oceano Indiano[6].

A rendere complicate le cose per Putin è tuttavia il diritto internazionale[7]. La regione artica è infatti condivisa da numerosi Paesi – Islanda, Finlandia, Svezia, Norvegia, Russia, Danimarca (Groenlandia), Canada e Stati Uniti d’America – e i confini marittimi sono complessi da tracciare con certezza, ad esclusione delle Acque territoriali, ossia quelle comprese entro le 12 miglia marine dalle coste. Per quanto riguarda la Zona Economica Esclusiva (ZEE), ossia quell’area compresa entro le 200 miglia nautiche. In caso di Stati frontisti, la definizione su chi può godere dei diritti previsti con la ZEE viene regolata dagli Stati interessati. Questo, da un punto di vista diplomatico, può rivelarsi complesso per la Russia che ha dovuto svolgere un minuzioso lavoro diplomatico con la Norvegia per quattro decadi per poter regolare il diritto di sfruttamento del Mare di Barents[8].

Per far fronte a eventuali difficoltà giuridiche, la Russia ha iniziato a far mostra del proprio arsenale bellico destinato all’Artico: le numerose operazioni militari hanno visto partecipare 80mila soldati, 220 aerei, 41 navi e 15 sottomarini[9]. Se inizialmente un tale dispiegamento di forze veniva giustificato con la prevenzione del terrorismo e per pacificare il circolo polare, nel documento della nuova Dottrina viene esplicitato come tale dispiegamento di uomini e mezzi militari sia necessario per porre un freno all’attività della NATO nelle vicinanze dei confini nazionali russi[10].

Figura 1: la militarizzazione russa dell'Artico. Fonte: Business Insider

Figura 1: la militarizzazione russa dell’Artico. Fonte: Business Insider

Non solo le esercitazioni militari sono sintomatiche della volontà russa di esercitare l’egemonia sull’Artico: è infatti volontà dell’establishment russo la messa in funzione di dieci basi aeree di epoca sovietica e dismesse da anni, oltre alla costruzione – entro la fine del 2016 – della base di Nagurskoye: il quartier generale dell’imponente flotta del Nord, denominata Arctic Joint Strategic Command “North”, sarà localizzata a Severomorsk, nella regione di Murmansk sul confine con la Norvegia e la Finlandia[11]. La base aerea di Nagurskoye, che si trova sulla Terra di Francesco Giuseppe, risulterebbe essere la base militare più vicina al circolo polare artico e occuperebbe un ruolo strategicamente fondamentale nella regione[12].

La possibilità di sfruttare gli enormi giacimenti energetici presenti nell’Artico garantirebbe alla Russia la possibilità esercitare una maggiore pressione politica, rafforzando e sfruttando in tal senso il suo ruolo superpotenza energetica. Per questa ragione la Russia ha inserito la regione artica al primo posto della sua politica marittima, dove Rogozin ha confermato l’entrata in servizio, tra il 2017 e il 2020, di tre rompighiaccio nucleari.

La conquista dell’Artico è quindi fondamentale per Mosca, che ritiene essere il punto focale per permettere la sussistenza della nazione come potenza energetica. Nonostante Putin abbia ribadito più volte che non è intenzionato a militarizzare l’Artico[13], attualmente sta sfruttando la potenza militare – seppur inutilizzata se non per dimostrazioni di forza – dal momento che gli altri Paesi che si affacciano sul circolo polare stanno proseguendo una politica relativamente immobile, guardando con passività le mosse della Federazione russa.

Note:

[1] Cfr. Морская доктрина Российской Федерации http://static.kremlin.ru/media/events/files/ru/uAFi5nvux2twaqjftS5yrIZUVTJan77L.pdf

[2] Danilo Elia, «Espansione territoriale russa: dopo la Crimea l’Artico», East, www.eastonline.eu, 16/07/2014.

[3] Cfr. https://twitter.com/Rogozin/status/589822033955028992/photo/1

[4] Carely L. Byron, «U.S. Unveils Military Strategy for Arctic», Inter Press Service, www.ipsnews.net, 26/11/2013.

[5] Danilo Elia, «Cosa c’è dietro gli arresti degli attivisti di Greenpeace?», East, www.eastonline.eu, 01/10/2013.

[6] «Russia see Arctic as naval priority in new doctrine», BBC, www.bbc.com, 27/07/2015.

[7] Maurizio Carta, «Assertiva e presidenziale: la nuova Dottrina del mare della Russia», Limes, www.limesonline.com, 18/09/2015.

[8] Matteo Zola, «RUSSIA: l’orso è il padrone dell’Artico. La fredda guerra dei ghiacci», East Journal, www.eastjournal.net, 24/09/2010.

[9] Danilo Elia, «L’Armata russa alla caccia dei terroristi artici», East, www.eastonline.eu, 24/03/2015.

[10] Roland Oliphant, «Putin eyes Russian strength in Atlantic and Arctic in new naval doctrine», The Telegraph, www.telegraph.co.uk, 27/07/2015.

[11] Mike Nudelman e Jeremy Bender, «This map shows Russia’s dominant militarization of the Arctic», Business Insider, ik.businessinsider.com, 07/08/2015.

[12] Edoardo Corradi, «RUSSIA: Putin vuole l’Artico. Ecco la “nuova dottrina del mare” russa», East Journal, www.eastjournal.net, 23/09/2015.

[13] «Artico, portavoce Usa: restiamo vigili su attività Russia», Sputnik News, it.sputniknews.com, 01/09/2015.

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