Energia, perché l’UE non potrà svincolarsi da Mosca

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L’Europa ha passato anni cercando di svincolarsi dalla sua dipendenza energetica con la Russia. A tal fine, l’obiettivo primario di Bruxelles è stato quello di creare un proprio mercato energetico integrato con una rete di gasdotti che riforniscono l’UE da varie aree geografiche: Russia, Caucaso, Asia Centrale, Africa così da diversificare il proprio approvvigionamento energetico. La mancanza, però, di un mercato energetico europeo integrato e regolato totalmente da leggi europee ha dato alla Russia l’opportunità di accrescere la propria presenza nel Vecchio Continente negli ultimi dieci anni, così da diventare il primo partner energetico dell’Europa, sfruttando le ingenti forniture di gas naturale di cui dispone.

L’Unione Europea ha cercato di contrastare tale crescente influenza costruendo le infrastrutture interne necessarie per il trasporto di gas naturale all’interno dei paesi membri affidandosi a fornitori non russi, come ad esempio, il progetto Southern Gas Corridor e diversi terminali di importazione di GNL che servono per diversificare le forniture di gas. Partners come Azerbaigian o Qatar, Algeria e Nigeria per le importazioni di GNL servono per ridurre il l’importazione dalla Russia. L’Europa ha anche collegato più gasdotti interni, così da favorire gli scambi tra gli Stati membri, ove possibile. L’Europa ha inoltre provveduto a creare un contesto normativo europeo comune per regolamentare il mercato energetico anche con l’obiettivo di evitare grandi differenze di prezzo del gas tra i vari paesi membri.

Il Third Energy Package ha svolto un ruolo chiave nel coordinamento del mercato europeo dell’energia, erodendo le tendenze monopolistiche che affliggono le reti del mercato di gas naturale. Tra le altre cose, le norme del pacchetto impediscono la fornitura di gas naturale a chi gestisce i gasdotti ed impedisce ai fornitori di gestire i gasdotti. Queste regole hanno bloccato Gazprom dal possedere o fortemente investire in qualsiasi gasdotto europeo interno, con alcune eccezioni degne di nota, come il gasdotto Ostsee-Pipeline-Anbindungsleitung.

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Il progetto TurkStream, precedentemente noto come TurkishStream, potrebbe sembrare un’occasione per diversificare l’approvvigionamento energetico, portando gas naturale in UE tramite Turchia e Grecia, scansando Ucraina e Russia. Inoltre, ciò permetterebbe ad imprese europee di investire in infrastrutture nell’Europa sud-orientale e anche, volendo, di importare gas naturale iraniano o dall’Asia Centrale, così da diversificare ulteriormente le forniture energetiche europee.

Tuttavia, tale progetto nasconde obiettivi intrinsechi che garantirebbero maggiore influenza alla Russia nel campo della fornitura di gas naturale – qualcosa gli Stati Uniti non sono disposti ad accettare. Il motivo è semplice: gli USA temono che questo percorso alternativo aggirerebbe l’Ucraina, consentendo a Mosca di ridurre pesantemente i rifornimenti via Ucraina (senza conseguenze per il resto d’Europa) e così guadagnare influenza politica su Kiev.

Inoltre, recentemente, è stato firmato un contratto per un nuovo gasdotto che manterrà l’UE ancora dipendente dal gas russo.

Il progetto si chiama Nord Stream II e prevede l’espansione del gasdotto esistente Nord Stream attraverso il Mar Baltico fino in Germania. Questo sta prendendo forma più velocemente di quanto la maggior parte degli osservatori avevano previsto.

Aziende occidentali come Shell, E.On, BASF e Engie (ex GDF Suez) si sono uniti con la russa Gazprom per raddoppiare la capacità di Nord Stream, con la speranza che di essere operativo entro la fine del 2019. Se questo progetto da 10 miliardi di euro sarà completato, consentirebbe di aggirare l’Ucraina ed altri paesi dell’Europea orientale, come zone di transito. Questo potrebbe essere un bene per la Russia, vista l’attuale crisi con Kiev che rischia di interferire con le esportazioni di gas, ma un pericolo per l’Ucraina, che rischierebbe di trovarsi geo-politicamente meno rilevante, esattamente come con TurkStream. Anche altri paesi dell’Europa orientale subirebbero conseguenze economiche e geopolitiche negative, poiché ora il gas viene spedito direttamente dalla Russia all’Europea occidentale attraverso Kiev.

Eppure, l’espansione di Nord Stream sembra ormai vicina. All’inizio di settembre, Gazprom e le imprese occidentali hanno firmato un accordo che mette il progetto su basi solide. Alexei Miller, Chairman del Board di Gazprom, ha sottolineato che: “La partecipazione delle società energetiche occidentali realizza le prospettive di quello che altrimenti sarebbe stato solo un altro sogno russo”.

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Ora che il progetto sta apparentemente andando avanti, molti leader europei stanno criticando l’opera. Il primo ministro slovacco Fico ha bollato il gasdotto come un “tradimento”[1], mentre il primo ministro ucraino Arseniy Yatsenyuk lo ha descritto come “un progetto anti-europeo e anti-ucraino”[2], esortando l’Unione europea a bloccarlo.

Maroš Šefčovič, Commissario europeo per l’unione energetica ha criticato il gasdotto: “Esso potrebbe scardinare l’intero bilancio energetico nella regione.”[3] Dopo che il nuovo accordo è stato annunciato, la Commissione europea acutamente ha ribadito che la ricerca di fornitori di gas diversi dalla Russia resta una priorità per Bruxelles e che l’Ucraina dovrebbe continuare a far parte della rete di transito verso l’Europa.

Anche Hochstein Amos, Special Envoy e Coordinator for International Energy Affairs, al Dipartimento di Stato americano ha espresso preoccupazione per l’impatto dell’espansione di Nord Stream, affermando che il progetto potrebbe permettere alla Russia di bypassare l’Ucraina e mettere a repentaglio la sicurezza europea.[4]

 

Perché quindi investire in progetti congiunti con la Russia?

 

Il motivo è che gran parte della politica energetica del Vecchio Continente è influenzata da grandi società che hanno grandi interessi in Russia. Ciò complica gli sforzi della governance europea e dei suoi Stati membri per trovare alternative alle importazioni dalla Russia, come gli Stati Uniti chiedono.

Ogni accordo vale miliardi di dollari ed è il motivo per cui le società energetiche europee hanno continuato a proporre business in Russia, anche dopo l’ondata di sanzioni per la crisi Ucraina. Ci sono tensioni politiche tra Europa e la Russia in questo momento, ma per aziende il cui business si realizza in tempi decennali, pensare a breve termine può essere riduttivo e controproducente

Pertanto, il nuovo e migliorato Nord Stream chiarisce un aspetto molto importante: nonostante la Russia cerchi il perno dei suoi interessi energetici in Asia, basti pensare all’accordo Cina-Russia dell’anno scorso, l’Europa è e resterà ancora la priorità per Gazprom.

Comunque, la realizzazione di Nord Stream II deve ancora affrontare diversi ostacoli. Qualsiasi progetto energetico in UE deve rispettare la regolamentazione dell’Unione europea e ci sono ancora diverse fasi da completare, prima del completamento del progetto.

Tuttavia, ci sono buone probabilità che la costruzione proceda, in quanto la Russia ha cercato a lungo di bypassare il trasporto di gas attraverso l’Ucraina, ora “vicino di casa” fastidioso e inaffidabile. Non solo tramite Nord Stream, ma anche con l’ormai defunto South Stream, altro gasdotto che doveva passare attraverso il Mar Nero in Turchia e poi Europa. Se è vero che eliminare il trasporto di gas via Ucraina entro il 2019 sembra difficile ed alquanto improbabile, è altresì vero che questa pressione politica potrebbe essere usata come strumento per attrarre potenziali investitori per TurkStream e Nord Stream II.

Considerando, inoltre, il successo nella costruzione del gasdotto originale e il suo prezzo relativamente modesto, Nord Stream II sembra essere l’opzione principale della Russia per mantenere la sua presa sulle forniture energetiche europee.

Questo ampliamento farebbe parte della nuova strategia di business energetico della compagnia russa in Europa. In precedenza, essa aveva perseguito una strategia che coinvolgeva singoli paesi in accordi bilaterali, ma la nuova strategia sembra concentrarsi sulla flessibilità. Rotte di approvvigionamento, mercati e forse anche i prezzi, tutto accumunato dalla flessibilità e capacità di adeguamento; cioè affrontare il mercato europeo dell’energia nel suo complesso, invece di frammentarlo e lasciare il gas alle porte dell’Europa per essere trasportato tramite i gasdotti europei interni.

Si potrebbe sostenere che Nord Stream II sia un altro caso di cooperazione Russia-Germania nel campo dell’energia, nonostante la tensione politica legata alla crisi ucraina, ma in realtà va oltre. Questo nuovo gasdotto aumenterà la capacità di esportazione diretta di Gazprom a 110 miliardi di metri cubi, di gran lunga superiore alla domanda annuale della Germania, circa 80 miliardi di metri cubi (di cui Gazprom rifornisce circa la metà). Quindi Gazprom guarda oltre Berlino, con il progetto di espandersi in tutta l’Europa occidentale.

Le forniture di gas naturale dell’Europa occidentale dal Mare del Nord, in particolare dal Regno Unito, sono in calo e potrebbero diminuire di almeno 50 miliardi di metri cubi nei prossimi 20 anni. Con la costruzione di una condotta di esportazione verso l’Europa occidentale, Gazprom può direttamente aumentare l’esportazione di gas naturale, evitando le tasse di transito pesanti applicate dai paesi di transito. Considerando il calo della produzione nel Mare del Nord, Gazprom non ha nemmeno preso in considerazione la costruzione di un oleodotto per il Regno Unito. La mancanza di tariffe di transito e il percorso più breve dai giacimenti di gas naturale russi ai clienti della compagnia, aiuterebbe enormemente il business della società russa e minerebbe quello di società che operano nei mari norvegesi e di Barents, così come emergenti esportatori di gas naturale liquefatto come gli Stati Uniti. Gazprom potrebbe inondare il mercato e facilitare le esportazioni per scoraggiare eventuali investimenti delle imprese occidentali in altri progetti energetici fuori dall’Europa.

Inoltre è vero che se TurkStream e Nord Stream II diventeranno operativi, potrebbero teoricamente eliminare del tutto il transito attraverso l’Ucraina, ma entro il 2019 è quasi impossibile e ci sono due motivi, per cui eliminare il transito di gas via Ucraina non sarebbe vantaggioso per Mosca:

  1. La maggior parte dei contratti di Gazprom sono contratti a lungo termine che prevedono punti di consegna specifici (come il confine tra Ucraina e Slovacchia). I contratti dovrebbero essere modificati e questo prevedrebbe penali e tempi lunghi per la modifica.
  2. Mantenere tali punti di consegna, insieme a TurkStream e Nord Stream II, garantirebbe alla Russia di ottenere un’enorme rete di collegamenti energetici verso l’Europa, una maggiore flessibilità nella fornitura di gas verso l’Europa e uno strumento di negoziazione e ricatto verso paesi dell’Europa orientale, tra cui l’Ucraina.

Tuttavia, le sfide di Gazprom in Europa orientale sono più complesse. Grazie alle infrastrutture dell’era sovietica e alla fornitura di gas naturale a buon mercato la compagnia russa ha sempre avuto il monopolio, o quasi, del mercato energetico nell’Est Europa, limitandone il commercio fuori dal controllo di Gazprom. Le normative introdotte dall’Unione Europea hanno notevolmente limitato la misura in cui Gazprom è in grado di controllare il commercio e la circolazione del gas naturale in quei paesi.

Perciò, l’obiettivo di Gazprom in Europa orientale è anche quello di limitare le sfide alla propria quota di mercato e il meccanismo principale è stato tenere il prezzo basso, così da evitare concorrenza.

Così alla fine, la politica energetica europea rimane sempre più vincolata ad accordi con Mosca che prevedono ben pochi margini di cambiamento. Siamo quindi sicuri che scontrarsi politicamente con il Cremlino su vari dossiers come Ucraina e Siria sia la soluzione migliore per la nostra sicurezza?

Note:

[1] http://www.buongiornoslovacchia.sk/index.php/archives/58734

[2]http://rbth.co.uk/news/2015/09/10/yatsenyuk_urges_european_commission_to_block_nord_stream_ii_project_49144.html

[3] http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-10-01/russia-gas-link-plan-will-hurt-east-eu-security-sefcovic-says

[4] http://www.reuters.com/article/2015/09/04/russia-forum-nord-stream-idUSL5N11A0G420150904

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