Breve riflessione sul mondo di una persona comune

lLNSm4y3

La storia è la storia dei sovrani, dei capi di Stato, delle grandi potenze, si sa, ma sono gli uomini che la fanno, spesso uomini comuni, indipendentemente da come vengono ricordati gli avvenimenti. È importante tenerlo a mente soprattutto per il presente, per la storia che si sta costruendo. Questa non è la storia dei grandi, certamente così verrà raccontata, ma per ora quella che stiamo vivendo è la storia della gente comune. Ora ci sono persone, miliardi di persone, e ognuno ha in sé il potenziale per poter stravolgere il mondo, il potenziale di creare una nuova storia, magari anche un nuovo modo di raccontarla.

Per lunghi secoli gli uomini si sono organizzati in formazioni sociali stabilite su un territorio ben definito, delimitato da precisi confini geografici che separavano la patria, la casa, dal nemico, dai barbari. Al tempo in cui i romani regnavano dall’Africa fino al Nord Europa, raggiungendo il confine dove l’impero romano confinava con quello dei barbari si poteva osservare oltre e guardare il regno che stava di fronte, un regime oppressivo, violento, una spietata dittatura il cui unico interesse era quello di sottomettere gli altri popoli al proprio volere. Ma su quale sponda bisognava trovarsi per pensare questo?

I confini hanno sempre separato gli uomini più che per le differenze, per le loro somiglianze, soprattutto una, un genere di somiglianza che non genera comprensione. La volontà di potenza. Essendo simili in questo non si può far altro che definire i confini e calcolare, progettare, elaborare un modo per oltrepassarli, per stabilire il proprio regno anche al di là dell’ingiusto steccato. E questo avviene sempre con una battaglia finale.

I campi di battaglia e di confronto tuttavia sono spesso cambiati, sempre come conseguenza di nuove scoperte, geografiche e tecnologiche. La scoperta dell’America, la possibilità di viaggiare oltre l’atmosfera, la macchina a vapore, il telefono, Internet. Carl Schmitt diceva che “ogni trasformazione storica importante implica assai spesso una nuova percezione dello spazio”, e aveva ragione. Oggi la trasformazione che più impone all’uomo di guardarsi intorno per ridefinire ciò che è sempre stato scontato è senz’altro quella determinata dalla rete, da Internet e più in generale dalla totalizzante invasione del cyberspazio nelle vite delle persone. Una trasformazione che passa inosservata alle nuove generazioni, nate nell’Era digitale, dell’informazione, del qui e ora.

Questa grande trasformazione incide notevolmente, come sosteneva Schmitt, sulla nostra percezione dello spazio, creandone una nuova, e anche altre. Certo la nuova percezione, quella di un mondo più piccolo, raggiungibile in ogni suo più nascosto pertugio, è sicuramente frutto della famosa globalizzazione, ma il vero luogo in cui questa si compie non è più tanto il mondo fisico, ma quello virtuale, il cyber-mondo. Qui l’intero pianeta è davvero un villaggio, con miliardi di vicoli e stradine, ma anche impressionanti infrastrutture, innumerevoli civici, enormi piazze e minuscoli bar. Un mondo che si sovrappone a quello fisico e a quello dei sogni, il vero terzo mondo.

Così anche i confini, costruiti per separare e definire le proprietà e il potere, cambiano di significato. Non avendo senso nel cyberspazio la loro funzione nel mondo fisico si flette, mettendo in crisi chi di costruire steccati ne aveva fatto una professione. Un grande cambiamento diciamo che ci attende, perché essendone già all’interno, siamo capaci di avvertirne solo i colpi più forti. Come un passeggero che non si accorge di essere già in viaggio se non quando incontra una buca sull’asfalto.

Le nostre doppie, triple, molteplici vite si incrociano ogni giorno con migliaia di altre alterità, e la maggior parte di queste esistono solo nel mondo virtuale. Questo è già successo mentre non ce ne rendevamo conto, è già accaduto anche che abbiamo affidato la nostra mente a piccoli dispositivi pieni di oro grigio, che custodiscono la nostra memoria per noi. Il cyberspazio non è un posto con colonne di codici, forme geometriche e tunnel infiniti, il cyberspazio è nelle nostre tasche, nella ventiquattrore, nelle nostre case, il cyberspazio è ovunque si trovi anche solo una traccia dell’ultimo brillante modello di democrazia, l’ultimo passaggio prima della società perfetta.

È anche questo un po’ il punto (di partenza), spinti da altre forze, diverse da quelle della concorrenza spietata, dell’innovazione capitalistica – un darwinismo tecno-sociale – che preme verso il raggiungimento della società perfetta, alla perfetta disumanizzazione, senza queste forze probabilmente ora ci staremmo ancora chiedendo come fare entrare un computer tutto in una stanza.

Il cyberspazio è il frutto di una lunghissima serie di scoperte e invenzioni, di un’intera epoca che è iniziata con la trasformazione del vapore in energia ed ha finito per creare un mondo intero.

Spesso non sono i capi di Stato, i sovrani o i prodi condottieri a scrivere la grande storia del mondo, spesso sono azioni di gente comune, come la di quel signore che nel 1993 regalò internet al mondo, o di quel tipo che ha creato una pagina per raccoglie le perdite (leaks), o di quel ragazzo alla fine buono che ha fatto spia a chi spiava anche lui. Spesso si finisce nei guai. Meno spesso nei libri di storia.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.