Le sfide dell’Australia di Turnbull

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Il 14 settembre 2015 il leader di governo Tony Abbott è stato sconfitto dal suo ex Ministro per le Comunicazioni, Malcom Turnbull, a seguito di un voto di sfiducia interno al Partito liberale. Il fatto che Abbott non sia stato in grado di contrastare le difficoltà economiche e che abbia mantenuto posizioni eccessivamente conservatrici su determinate politiche, quali la ferrea opposizione ai matrimoni gay e al sistema di scambio delle quote di emissioni, gli si è ritorto contro.

La frustrazione delle élite domestiche era evidente e in molti chiedevano una scossa al governo di Abbott, che lo scorso febbraio era già sopravvissuto a un’altra mozione di sfiducia interna al Partito. Malcolm Turnbull, esponente moderato dello stesso partito di Abbott, favorevole ai matrimoni gay e a un’azione più decisa sul riscaldamento globale, si è dimesso dal governo e ha sfidato Abbott, vincendo con 54 voti a favore e 44 contrari e diventando il ventinovesimo Primo Ministro dell’Australia, nonché il quinto in poco più di cinque anni (ennesimo cambio di vertice che testimonia la profonda instabilità del sistema parlamentare australiano).

Il neo premier ha subito denunciato le manovre di destabilizzazione messe in atto ai danni del suo governo dall’ex Primo Ministro. Vista la situazione, non è stata una sorpresa che Turnbull abbia dichiarato di volersi dedicare immediatamente alle questioni economiche.

L’Australia è oggi la dodicesima economia a livello mondiale, vantando tassi di crescita economia superiori alla media dei Paesi OCSE (2,3% su base annuale).

Attualmente il settore primario contribuisce solo per il 3,7% al PIL, mentre il secondario per il 28,9%. Rileva in particolare l’estrazione di materiali minerari: abbondanti e numerose sono le risorse naturali presenti nel Paese, che rappresentano anche fonte di attrazione per gli investimenti stranieri (si pensi al progetto Gorgon Liquid Natural Gas degli USA). Infine il terziario rappresenta il settore più forte dell’economia australiana, contribuendo al 67,4% del PIL. Esso si concentra proprio sulle esportazioni delle materie prime. I principali partner commerciali dell’Australia sono Stati Uniti, Giappone, Singapore, Germania, Corea del Sud, Malaysia e Thailandia. Sopra tutti spicca però la Cina, che da sola rappresenta il 20,5% delle esportazioni australiane e con la quale il precedente governo di Abbott aveva concluso un accordo di libero scambio il 15 giungo 2015 (il China-Australia Free Trade Agreement – ChAFTA). Il legame dell’economia australiana a quella cinese è uno dei fattori che ha rallentato la crescita del Paese nel corso dell’ultimo anno.

Gli inizi dell’estate 2015 la Cina ha infatti assistito al crollo della borsa di Shangai, subendo conseguentemente una contrazione delle proprie importazioni e determinando ripercussioni negative sulle esportazioni australiane. Un altro fattore che ha condizionato pesantemente l’andamento dell’economia australiana è stato il recente crollo del prezzo internazionale delle materie prime, vale a dire quelle risorse la cui esportazione traina l’economia australiana.

A fronte di questa situazione critica, il governatore della Reserve Bank of Australia, Glenn Stevens, che aveva già tagliato il valore dei tassi di interesse per ben due volte nel corso del corrente anno (a febbraio e a maggio), ne ha annunciato il futuro rialzo. Questo apprezzamento atteso del tasso di interesse si è riflettuto in un apprezzamento del dollaro australiano rispetto al dollaro statunitense, risultando funzionale a compensare il deprezzamento delle materie prime sul piano internazionale. A ottobre, nel corso di un nuovo discorso, il governatore ha rivelato l’intenzione di mantenere bassi i livelli dei tassi d’interesse, fermi al minimo storico del 2%, riflettendo in questo senso la volontà della Reserve Bank of Australia di mettere in atto una moderata espansione monetaria.

Nonostante questo quadro critico, il sistema bancario australiano è rimasto forte, con una finanza pubblica sana (come confermato dai livelli contenuti sia di deficit – 2,5% del PIL – che di debito pubblico – pari al 34,8% del PIL) dove anche l’inflazione è stata mantenuta sotto controllo (attorno al 2,5%).

Data la delicatezza della situazione, sarebbe anzitutto opportuno che il nuovo premier mantenesse le promesse fatte ai cittadini, sia in tema di politica climatica (sebbene non siano per ora in vista grandi novità), sia in tema di matrimoni gay (rispetto al quale sembra essere stato preconizzato un possibile referendum) poiché la perdita di credibilità, tanto in seno al proprio Partito quanto alla popolazione, potrebbe ripresentarsi, accompagnata quindi da un nuovo voto di sfiducia.

Le questioni più delicate riguardano la situazione economica. Una persistente diminuzione dei prezzi delle materie prime potrebbe alimentare l’incremento del deficit commerciale nonché continuare a rallentare la crescita. Nel corso di un’intervista dello scorso 23 settembre, Turnbull ha sottolineato la necessità di fornire una leadership più forte, perché maggiore sicurezza significa maggiore fiducia nelle possibilità di investimento a livello economico, soprattutto da parte delle imprese. Egli ha anche annunciato che ci saranno delle nuove politiche. Tuttavia, le azioni intraprese non verranno adottate frettolosamente: si tratterà di azioni ragionate sebbene promosse nel più breve tempo possibile, che riescano a favorire la produttività, l’innovazione e gli incentivi per il lavoro.

Un’altra questione da affrontare è quella dei legami con la Cina. Nonostante le prossime azioni del governo siano ancora in fase di definizione, Turnbull ha sostenuto che gli accordi di libero scambio saranno comunque perseguiti per garantire la prosperità delle imprese australiane, ma allo stesso tempo verrà adottato un approccio multilaterale che trascenda i rapporti bilaterali con la Cina e ricerchi un dialogo anche con gli altri Paesi.

La risposta alle questioni economiche sembra quindi sia all’insegna del work in progress. Tuttavia, il tempo a disposizione del nuovo governo di Canberra è molto limitato, dal momento che la legislatura in corso scadrà tra un anno e i numeri del Partito Liberale appaiono tutt’altro che incoraggianti. E’ pur vero che, allo stesso tempo, l’opposizione del Partito Laburista, che è stato al potere dal 2007 al 2013, è ancora largamente screditata, cosicché molti tra i Liberali si augurano che una figura come Turnbull possa riuscire a invertire la rotta per il Partito.

 

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