Corno d’Africa: un decennio di Al Shabaab

Authors: Jonathan Masters, Deputy Editor, and Mohammed Aly Sergie Updated: March 13, 2015

Authors: Jonathan Masters, Deputy Editor, and Mohammed Aly Sergie
Updated: March 13, 2015

 

Al Shabaab, che in arabo significa “la gioventù”, è il fronte islamista sunnita radicale che combatte contro il Governo Federale di Transizione somalo sostenuto dalle Nazioni Unite. Il movimento estremista -oggi incluso nelle liste delle principali organizzazioni terroristiche- è il risultato di più di 20 anni di disordine cronico nel paese, a partire da un trentennio di malgoverno del regime militare di Siad Barre alla guerra civile cominciata nel 1991 e tuttora in corso. Dal 2012 Mogadiscio sta muovendo i primi passi per lo state-building con una nuova Costituzione, un nuovo presidente e un nuovo governo, ma il processo è ancora alla fase embrionale mentre permane una grave crisi umanitaria estesa a tutta l’area.

Dopo il fallimento dell’intervento americano per la risoluzione del conflitto negli anni Novanta e gli anni di stallo che ne sono seguiti, la Somalia si è trasformata in un failed state. Uno stato fallito in cui i Signori della guerra del Sud sono stati sconfitti dall’Unione delle Corti Islamiche del Nord. A loro volta le Corti sono prevalse sulle istituzioni collassate di Mogadiscio, detenendo un controllo politico-militare e aspirando a imporre la legge islamica (pur essendo in un’area con forte connotazione tribale), mentre le loro milizie pattugliavano i quartieri della capitale in assenza di un governo centrale forte. Tuttavia, nel 2006 l’esercito della storica rivale, l’Etiopia -con tacito appoggio americano- insieme alla missione AMISOM dell’Unione Africana sono intervenuti per spazzare via le Corti, ripristinare l’ordine e formare un nuovo governo. Nonostante questo, dopo anni di vuoto di potere e anarchia, in quello stesso anno veterani imbevuti di radicalismo delle ex Corti hanno fondato Al Shabaab. Fino al 2008 come movimento nazionalista per difendersi dalle “invasioni” dei paesi limitrofi e dal “neocolonialismo occidentale” e in seguito come frangia estremista che si è unita al jihad globale, ha sempre avuto un unico obiettivo: fondare nel Corno d’Africa uno stato islamico che abbia un governo autoritario basato sulla Shari’a. Infatti, secondo gli estremisti il governo di Mogadiscio è illegittimo e pilotato dagli interessi occidentali, pertanto il paese deve essere “liberato”[1].

Al Shabaab è una realtà da 10 anni ed è certamente l’organizzazione jihadista che ha avuto più successo in Africa. Pratica la versione wahhabita dell’Islam, quella più intransigente, intollerante e rigida e dal 2012 è affiliato ad al Qaeda. La sua strategia di fondo è piuttosto semplice: l’uso di armi leggere e munizioni si combina con uomini volenterosi, i martiri che organizzano attacchi isolati di breve durata contro soft target come i civili e i turisti occidentali[2]. Per imporre la propria idea di stato il movimento è divenuto sempre più violento e brutale, perdendo così il sostegno della gente comune. In più, la presenza permanente di truppe straniere ha costretto al ridimensionamento e al ripiegamento dell’organizzazione che si è indebolita e ha perso il controllo di gran parte delle città e dei porti da cui derivavano i finanziamenti. Dal 2011 anche il governo keniota, il più forte alleato degli Stati Uniti nella regione, ha inviato le proprie truppe nel territorio somalo per abbattere le roccaforti del movimento come Mogadiscio, Barawe, Baidoa e Kisimayo, riuscendo nell’intento grazie al supporto sempre maggiore degli uomini delle Nazioni Unite e agli aiuti della missione AMISOM dell’Unione Africana. Da allora il Kenya è divenuto il target preferito e ha subito i peggiori attentati come azione di rappresaglia, come segnale di avvertimento forte dopo l’ingerenza di Nairobi negli affari interni somali, schierata al fianco degli occidentali.

In questa ritirata vi è stato il ritorno alla guerra asimmetrica, ovvero attentati magistrali di alto profilo per intimorire con episodi sanguinosi e tattiche di guerriglia difficili da contrastare per le forze convenzionali AMISOM sia in territorio somalo sia nei paesi limitrofi come Etiopia, Uganda e Kenya[3]. L’ultima strage di innocenti risale al 1 novembre di fronte all’hotel Sahafi di Mogadiscio con un’autobomba che ha causato 9 morti e il ferimento di decine di persone. Inoltre, lo scorso 2 aprile è avvenuto il massacro al Garissa University College (Kenya) con l’uccisione di 147 studenti che si stavano recando all’università. Lo scorso anno sono entrate nel mirino anche le autorità somale quali il primo ministro Sheikh Ahmed e il presidente Hassan Sheikh Mohamu. A settembre del 2014 sono iniziati i raid dei droni statunitensi, i cui bombardamenti hanno ucciso il leader Ahmed Godane, presto sostituito da Ahmad Umar. Nel 2013 si è verificato un altro attentato di grossa entità al centro commerciale Westgate di Nairobi che ha causato 67 vittime e il ferimento di centinaia di persone.

Oggi Al Shabaab domina ancora le zone rurali del Sud Ovest[4], diviso in diverse piccole cellule che agiscono, a volte in modo autonomo a volte in modo coordinato, con assalti al Parlamento, ai convogli ONU o ad ambasciate straniere e centri commerciali. Tuttavia, sembra che stia attraversando una crisi interna dovuta alla diatriba sull’affiliazione a ISIS, il premium brand del terrorismo di matrice jihadista post-qaedista: la componente fondatrice del gruppo vorrebbe rimanere fedele ad al Qaeda, mentre il comparto delle operazioni speciali vorrebbe unirsi alla causa di ISIS e una piccola parte ha già giurato fedeltà ad al Baghdadi, guadagnando vantaggi propagandistici ed economici[5].

In questo quadro, la stabilità del Corno d’Africa è compromessa da decenni per questioni ancora apparentemente irrisolvibili e per continui esodi di massa di somali in fuga verso il Kenya, (che ospita il più grande campo profughi al mondo a Daab), mentre lo stato sta cercando di ricucire i vulnus del passato. In questo clima prosegue una guerra civile che non fa quasi più notizia.

 

Note:

[1] Somalia: Al Shabaab – It will be a long war, 26 june 2014, International Crisis Group

[2] Al Shabaab: How great a threat?, 3 october 2013, Centre for Strategic International Studies

[3] Continuing the conflict in Somalia with al Shabaab, 2 november 2015, Council on Foreign Relations

[4] Al Shabaab, Treccani 2015

[5] Terrorist Tug of War, 8 october 2015, Foreign Affairs

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