Le elezioni in Argentina

economia-2015-11-argentina-elezioni-macri-bigIl risultato è storico.

Nella giornata di domenica 22 novembre i ballottaggi tenutisi in Argentina decretano la fine del kirchnerismo. Non solo. Dopo ben 85 anni[1] a presiedere il governo della Casa Rosada non ci sarà una persona né radicale né peronista. Infatti il liberale Mauricio Macri alla guida di Cambiemos ha ribaltato il risultato della prima tornata elettorale raggiungendo il 51,40% dei voti. Le urne infatti, il 25 ottobre scorso, avevano segnato il vantaggio del kirchnerista Scioli (Frente para la Victoria) che aveva ottenuto il 36,86% dei voti contro il 34,33% di Macri[2]. Di vitale importanza sono quindi stati i voti di quel 21,39% che il mese scorso avevano scelto il centrista Sergio Massa. Va sottolineato il dato dell’affluenza alle urne, 81,23% alla prima tornata e 82,51% ai ballottaggi.

Il caso ha voluto che i tre che si sono giocati la vittoria fossero di origine italiana. Forse parlare di caso è sbagliato, visto che almeno 20 milioni di argentini (su una popolazione totale di circa 40 milioni) sono di origini italiane.[3

Il cinquantaseienne Macri non è nuovo ai successi nella sua vita: nasce nel 1959 da un migrante italiano, diventato poi imprenditore, e una donna di origini spagnole, si laurea ingegnere civile, diventa poi imprenditore, prima di assumere la guida del Boca Juniors e della città di Buenos Aires poi. Macri, avendo interrotto la storia kirchnerista e peronista argentina, ha già lasciato il segno nella storia del paese. Sicuramente una grossa mano gli è stata data direttamente dai suoi avversari.

Infatti l’epoca Kirchner in Argentina sembra avere fatto il suo corso. La, ormai ex, presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner, che nella guida del paese era succeduta a suo marito nel 2007, in un primo tempo sembrava essere riuscita a far riprendere l’economia argentina dopo il default del 2002, ma l’Argentina negli ultimi anni è stata più volte vicina ad un nuovo default. Dopo dodici anni di kirchnerismo il paese si ritrova con un’economia claudicante, il PIL segna una crescita dello 0,5% su base annuale, mentre la produzione industriale stagna attorno al +0,2% ed il tasso di disoccupazione è al 5,9%, ma il dato che rende più chiara la stabilità economica argentina è sicuramente il tasso di interesse dei titoli di stato che segnano un poco rassicurante +27,48[4] mentre il dato riguardante l’inflazione non viene fornito ma si dovrebbe assestare intorno al 23-26%.

Sono state proprio le idee per risanare l’economia che hanno portato alla vittoria Macri. Per quel che riguarda l’inflazione ha proposto un piano quadriennale intento a portare l’inflazione al 5%, per raggiungere il risultato ha dichiarato di voler ridurre l’emissione di moneta e la spesa pubblica. Un altro nodo da sciogliere è quello della spesa pubblica, in particolare Macri cercherà di arginare le tre voci di spesa che più sono aumentate nell’era Kirchner: pensioni, stipendi pubblici e sussidi sociali, cresciuti fino a rappresentare il 17% PIL. Dal 2003 il governo ha quasi raddoppiato il numero dei dipendenti pubblici (da 2,3 a 4 milioni, il 10% della popolazione), ha erogato sussidi per 18 milioni all’anno ed ha incluso nel piano pensionistico pubblico 2,5 milioni di argentini che non hanno versato contributi. Ma la parte più sostanziosa del suo piano di risanamento riguarda la riduzione delle sovvenzioni all’energia e ai trasporti[5].

Per fronteggiare la stagnazione economica propone di aumentare gradualmente gli investimenti e di rimuovere le restrizione che riguardano i prodotti regionali. Inoltre uno dei suoi primi provvedimenti sarà quello di aumentare quello che il governo argentino chiama il “cepo al dólar” ovvero la quantità di dollari di cui ogni abitante argentino può disporre.

L’elezione di Macri avrà risvolti di politica estera che riguarderanno direttamente l’Italia, egli stesso ha ammesso che il retaggio italiano è parte della sua identità, come lo è per milioni di argentini. Macri non prende in considerazione i meri rapporti diplomatici, ed ha aperto le porte a scambi economici, culturali e scientifici. Il nuovo presidente argentino non esclude nulla apre a collaborazioni che spaziano dalle telecomunicazioni alla metallurgia, dall’agroalimentare all’automotive.

Con questo risultato il legame Italia-Argentina si consolida ancora di più, visti i già ottimi rapporti dovuti anche a papa Francesco.

 

Note:

[1] Elpais.com , “Una Nueva Republica en Argentina”, http://internacional.elpais.com/internacional/2015/11/23/mexico/1448238090_560504.html

[2] http://www.lanacion.com.ar/1846694-elecciones-2015-mapa-de-resultados-del-ballottage-por-provincia-municipio-y-comuna

[3] http://www.asteriscos.tv/dossier-3.html

[4] http://www.economist.com/indicators

[5] http://www.bbc.com/mundo/noticias/2015/11/151113_elecciones_argentina_problemas_economicos_vs

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