Paesi Emergenti 20 – 30 Dicembre 2015

Paesi Emergenti

Uruguay, in attuazione nuove misure per attrarre investimenti stranieri: 

Il governo di Montevideo ha annunciato la volontà di offrire in maniera transitoria maggiori benefici fiscali a progetti di investimento che promuovano la crescita, in un contesto di forte decelerazione. L’Uruguay offre in materia di attrazione degli investimenti esteri un insieme di fattori favorevoli: sicurezza giuridica, disponibilità di materie prime agricole, manodopera qualificata e non a relativo basso costo ed un moderno ed efficace programma di incentivi agli investimenti. Risulta importante segnalare che il governo ha migliorato ed aumentato significativamente i benefici e le esenzioni fiscali per gli investimenti in loco. Tale situazione ha avuto nel 2012 il riconoscimento delle maggiori agenzie di rating che hanno restituito all’Uruguay l’Investment Grade.

Camerun, prospettive rosee anche per il 2016:

Secondo il primo ministro del Camerun, Philemon Yang, l’Economia camerunese nel 2016 farà registrare una crescita del 6% del prodotto interno lordo (PIL) Nazionale. Il premier camerunese ha evidenziato che la stima di crescita del 6% è corroborata da un progetto di legge di bilancio di 4234.7 miliardi di franchi (CFA), circa 8,5 miliardi di dollari, superiore di quasi un miliardo di dollari rispetto a quello del 2015. Dopo gli anni difficoltosi e i risultati opachi dell’economia camerunese, in particolar modo negli anni 2008 e 2009, negli ultimi tre anni il Paese sembra cambiato decisamente rotta. Dal +5,5% del 2013 si è passati nel 2014 ad un +5,8% e a un 6,3% nel 2015.

Asean Economic Community, la situazione a pochi giorni dal via:

Dopo il vertice di Kuala Lumpur, del 22 novembre scorso, dove è stata firmata la dichiarazione costitutiva della Asean Economic Community (AEC), il 31 dicembre tale organizzazione prenderà formalmente il via. Sarà creato, dunque, uno spazio economico comune finalizzato al libero movimento di merci, capitali e lavoratori specializzati in una regione che conta più di 600 milioni di persone (con un Pil complessivo di circa 2.600 miliardi di dollari) ed è caratterizzata da profonde diversita’ politiche e culturali. Tali diversità possono essere riassunte nel fatto che Vietnam e Laos sono ancora sotto la guida di un partito comunista, la Thailandia e’ attualmente governata da una giunta militare, il Myanmar è in una fase di transizione democratica dopo decenni di dittatura militare, il Brunei è una monarchia quasi-patrimoniale, la Cambogia e’ retta in modo autoritario e la democratica Indonesia rappresenta il piu’ popoloso Paese musulmano del mondo. Singapore, la Malaysia e le Filippine, diversamente, presentano una situazione più stabile e più democratica. Durante l’incontro a Kuala Lumpur è stata firmata, inoltre, una “Kuala Lumpur Declaration on Asean 2025: Forging Ahead Together”, per delinearne il programma e gli obiettivi per il prossimo decennio. Il supporto politico appare vasto in favore di una maggiore integrazione economica. Tuttavia, in un comunicato congiunto, l’Asean People’s Forum e l’Asean Civil Society Conference hanno sottolineato il rischio che l’Aec benefici maggiormente gli interessi delle grandi aziende che delle popolazioni, rischiando di aggravare la povertà e le ineguaglianze, anche tra singoli Paesi.

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