Tempi difficili per Zuma e per il Sudafrica

President Jacob Zuma, photo credits GovernmentZA, Flickr

President Jacob Zuma, photo credits GovernmentZA, Flickr

Jacob Gedleyihlekisa Zuma è una delle figure più controverse della politica sudafricana. Dal 2009 è il quarto presidente della Repubblica Sudafricana e dal 2007 guida l’African National Congress (ANC). Fin da giovanissimo è stato membro di questo movimento di liberazione contro l’apartheid; poi arrestato per presunta cospirazione contro il regime, imprigionato per 10 anni a Robben Island insieme a Nelson Mandela e dal 1973 esiliato in Mozambico e Zambia. Al suo rientro in patria, dal 1999 al 2005 è stato vicepresidente della Repubblica e così ha iniziato la sua ascesa politica passando da una famiglia di umili origini al palazzo di Pretoria[1]. I sostenitori lo dipingono come un politico brillante, con carisma da vendere, a suo agio nel pronunciare discorsi dinnanzi alle folle per poi dilettarsi in canti e balli tradizionali[2]. Soprannominato “l’uomo del popolo”, è osannato da alcuni ma anche criticato da un numero crescente di persone del suo elettorato.

Dal 10 dicembre 2015, gli occhi del mondo sono puntati sul terremoto politico che ha travolto la sua amministrazione in seguito a un reshuffle ministeriale. In quattro giorni, senza consultare la propria squadra di governo, Zuma ha cambiato per tre volte il Ministro delle Finanze. Dopo il licenziamento di Nhlanhla Nene –a detta del presidente a causa della sua candidatura alla nuova BRICS Development Bank[3]– ha nominato il giovane dell’ANC David Van Rooyen. Tuttavia, le numerose manifestazioni popolari dovute alla scelta unilaterale di affidare la gestione del denaro statale a una persona inesperta hanno indotto il presidente a richiamare Pravin Gordhan, elogiato ministro delle finanze dal 2009 al 2014[4]. In realtà, l’allontanamento del ministro si spiegherebbe per le continue divergenze di vedute sulla gestione del denaro pubblico: Nene era critico del trattamento generoso riservato alle compagnie statali e rappresentava l’unico freno alle spese degli ultimi mesi. Il motivo dello scontro sarebbe scaturito quando Nene ha negato il finanziamento massiccio della South African Airlines per l’acquisto di nuovi aerei. Un rifiuto inaccettabile per Zuma, coinvolto in un conflitto di interessi evidente: Dudu Myeni, la presidente della compagnia di bandiera, è anche l’amministratrice delegata della Jacob Zuma Foundation, premium brand del potere presidenziale. Questa instabilità politica ha generato forti scosse di assestamento nell’economia: il crollo improvviso del rand e del Johannesburg Stock Exchange hanno fatto perdere in un solo giorno diversi miliardi sia sui mercati interni che internazionali, mentre l’agenzia di rating Moody’s ha declassato il paese da stabile a negativo.

Mercoledì 16 dicembre, ironicamente anche il Day of Reconciliation che celebra l’unità nazionale post-apartheid, sono iniziate le proteste contro il governo organizzate dal gruppo Unite Against Corruption (lo stesso che in ottobre aveva svolto manifestazioni per l’abbassamento delle tasse con l’hashtag #FeesMustFall)[5]. In migliaia sono scesi per le strade di Cape Town, Johannesburg, Porth Elizabeth e Pretoria per chiedere le dimissioni del presidente mostrando cartelli con una scritta apparsa sui media di tutto il mondo[6]: #ZumaMustFall”. I leader delle opposizioni stanno pensando a una mozione di sfiducia nei suoi confronti al rientro in parlamento a gennaio 2016. Tra tutti, Julius Malema, ex membro ANC ora alla guida del suo partito Economic Freedom Fighters, ha commentato così: “è una crisi seria e patologica nella leadership e nel governo del paese”[7], additando Zuma come unico responsabile di non fare abbastanza ma anzi di arricchirsi a spese dei più poveri.

Ora come in passato, l’ANC è lo scudo che ha protetto la legittimità del presidente anche nei momenti in cui la sua reputazione e credibilità vacillavano. Infatti, questo episodio è solo l’ultimo di una serie di scandali che hanno caratterizzato i suoi mandati[8]. Tra questi, la ristrutturazione della villa presidenziale con fondi pubblici (246 milioni di rand pari a 18 milioni di euro)[9], un processo per stupro, 783 accuse di corruzione e la condanna del suo consulente finanziario Schabir Shaik per corruzione e frode. Inoltre nel 1999, quando era vicepresidente durante la presidenza Mbeki, Zuma è stato indagato per uno scambio di tangenti quando emersero irregolarità finanziarie in seguito ad un accordo di 29 milioni di rand per l’acquisto di armi strategiche. Accanto a questo c’è chi ricorda in più occasioni la non osservanza della Costituzione che induce a una lenta ma inesorabile erosione democratica. A questo proposito, assolutamente poco patriottica appare una dichiarazione del leader durante un congresso del partito nella provincia di KwaZulu Natal: “Sono dell’idea che la mia organizzazione, l’ANC, viene prima e il Paese viene per secondo”[10], mettendo al primo posto gli interessi personali e al secondo quelli della Repubblica. Allo stesso modo, durante il summit di Johannesburg dell’Unione Africana il 15 giugno 2015, il leader avrebbe deciso in totale autonomia di lasciar partire segretamente il presidente sudanese Omar al Bashir in sfida all’ordine di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale e all’appello alla magistratura sudafricana di fermarlo per affrontare il processo per genocidio e crimini contro l’umanità.

Per la seconda economia più avanzata del continente sono tempi difficili. La percentuale di crescita per il 2015 si è rivelata inferiore alle previsioni, il debito continua a crescere, le grandi disparità sociali e l’elevato tasso di disoccupazione rimangono inalterati. In più, la crisi politica e l’instabilità attuale rischiano di oscurare le iniziative governative positive -investimenti infrastrutturali, sostegno al settore industriale, stop all’aumento delle tasse universitarie e rilancio dell’immagine del paese sul piano regionale e internazionale. La bollente estate australe sta anche mettendo in ginocchio un settore chiave come quello agricolo, causando una siccità senza precedenti, una crisi nella gestione delle risorse idriche e nelle forniture di energia elettrica.

Note:

[1] A. England, «Jacob Zuma, a political soldier fighting for survival», Financial Times, www.ft.com, 18/12/2015.

[2] «South Africa’s President Jacob Zuma – a profile», BBC News, www.bbc.com, 25/04/2014.

[3] M. Nkosi, «South Africa President Jacob Zuma’s sackings blunder», BBC News, www.bbc.com, 14/12/2015.

[4]N. Onishi, «Jacob Zuma appoints third Finance Minister in South Africa in a week», The New York Times, www.nytimes.com, 14/12/2015.

[5] P. Mogul, «Zuma Must Fall: Thousands protest in South Africa to demand President Jacob Zuma’s resignation», International Business Times, www.ibtimes.co.uk, 16/12/2015.

[6] N. Onishi, «Thousands march in South Africa to call for Zuma’s resignation», The New York Times, www.nytimes.com, 16/12/2015.

[7] «Nene’s dismissal points to crisis», Independent Online South Africa, http://sbeta.iol.co.za/business, 10/12/2015.

[8] E. Smith, «Jacob Zuma. How South Africa turned on its President», The Independent, www.independent.co.uk, 17/12/2015.

[9] B. Corcoran, «Jacob Zuma’s record suggests erosion of democracy», The Irish Times, www.irishtimes.com, 02/07/ 2015.

[10] E. Masoga, «‘ANC before South Africa’ a Zuma folly», The Sunday Independent, http://sbeta.iol.co.za/sundayindependent, 22/11/2015.

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