L'Afghanistan tra taleban e Stato Islamico

GTY_taliban_fighters_sk_150129

Photo credit: http://abcnews.go.com

Quindici anni dopo l’intervento americano, l’Afghanistan è attraversata nuovamente, in maniera sempre più preoccupante, dal problema dei taliban. I taliban hanno dominato i territori afghani dal 1996 al 2001, dopo aver acquisito rilevanza durante la lunga guerra civile, per poi essere messi fuori gioco attraverso i pesanti interventi statunitensi e le forze di opposizione afghane. C’è da precisare che, per lo meno inizialmente, i taliban hanno goduto anche di un sostanziale riconoscimento, per non dire appoggio, da parte di una cospicua fetta della popolazione in virtù dell’avvicendamento con la vecchia classe dirigente corrotta. Tuttavia, com’è noto, il loro brutale modo di amministrare, che si fonda su una lettura pesantemente estremistica della Sharia, non ha fatto altro che instillare orrore sia internamente sia nella comunità internazionale.

Dopo un breve periodo di transizione (dal 2001 al 2003), frange di taliban e al-Qaeda hanno iniziato a ricompottarsi, anche se sembrava che il tutto potesse attenuarsi dopo le prime elezioni democratiche afghane tenutesi nel 2004 che hanno visto la partecipazione di un terzo della popolazione. Tuttavia, gli anni 2005 e 2006 sono stati caratterizzati da cruenti scontri finalizzati alla riorganizzazione dei talebani e che hanno prodotto un nuovo intervento della NATO nel sud del Paese, che si è vista impegnata con lo sforzo bellico più ingente della sua storia (circa 21.000 soldati americani e 19.000 soldati NATO sul terreno). Tuttavia, un tale spiegamento di forze non è stato in grado di sdradicare il problema in modo definitivo. Nel 2008, il presidente Hamid Karzai poteva vantare solo un marginale controllo del territorio afghano, dominato per la maggior parte da signori della guerra e contrabbandieri di droga che fungono da principale canale finanziario per i talebani. Questo crescente crema di instabilità ha portato ad un ulteriore intervento militare, da parte del Pakistan, lungo la regione del Bajaur costringendo un’importante porzione dei taliban a ritirarsi in quelle città da loro formalmente controllate. Da quel momento, nonostante fosse stato annunciato un formale ritiro delle truppe statunitensi dai territori afghani, sono stati condotti attacchi mirati che hanno portato a perdite significative nel versante talebano.[1]

Questo preludio ha lo scopo di sintetizzare, seppur in modo non molto esaustivo, l’evoluzione del regime dei taliban caretterizzato da alti e bassi e che ha permesso, per certi versi, una sorta di inclusione di alcune cellule ISIS in territorio afghano. In virtù di questa evoluzione, è bene precisare che all’inizio del 2015 sono state riscontrate delle rivendicazioni ISIS per quanto riguarda attentati terroristici in territori che inizialmente si credevano essere sotto la “giurisdizione” talebana. E’ ragionevole supporre che vi sia una vera e propria migrazione di componenti che in passato facevano parte dei talebani pakistani e che ora si riconosconosco nel califfato (uno di questi è Shahidullah Shahid). Nell’Aprile 2015 l’ISIS ha ufficialmente annunciato la creazione di Wilayat Khorasan, una vera e propria unità amministrativa in Afghanistan e Pakistan. Da quel momento si sono susseguiti attentanti suicidi in diverse zone del paese: si pensi all’attentato (la cui matrice è stata ricondotta allo stesso Stato Islamico dal governo afghano) a Jalalabad che ha provocato 35 morti e che ha addirittura destato l’apparente sgomento di  Zabihullah Mujahid (portavoce dei talebani), il quale ha condannato il gesto definendo un atto diabolico[2]. Diversi osservatori, tuttavia, hanno evidenziato che la responsabilità talebana non sarebbe da escludere a priori e che ad entrambi i gruppi  terroristici non gioverebbe la rivendicazione dell’attentato a causa dell’alto numero di morti civili. Ovviamente, la quasi ridicola diatriba tra i due gruppi terroristici non fa che sottolineare la distinta organizzazione che li va a delineare. Sebbene da quel momento gli attentanti terroristici di matrice islamica non siano stati così ricorrenti, il Presidente Ghani, durante la sua visita a Washington, ha affermato che lo Stato Islamico stesse acquisendo sempre maggiore influenza sul territorio afghano, in particolare nelle province occidentali e meridionali del paese.  Insomma, sembra proprio che la minaccia ISIS non debba essere sottovalutata neppure in Afghanista.

C’è da precisare che la leadership ISIS in Afghanistan sembra aver accusato alcuni colpi dopo l’annuncio che faceva riferimento a Wilayat Khorasan: Abdul Rauf Khadim (reclutatore ISIS nella provincia di Helmand) è stato eliminato per mezzo di un drone; Hafiz Wahidi (vice di Khadim) è stato eliminato da forze militari afghane[3]. Tuttavia, non mancano militanti in grado di sostituirli ed un attento monitoraggio della situazione è quanto di più auspicabile in un contesto del genere. E’ possibile, tra l’altro, che lo Stato Islamico tragga giovamento dalla vacatio talebana in alcune regioni e che acquisisca un profilo molto più alto rispetto a quello adottato fino ad ora (caratterizzato da attentati sconnessi e poco incisivi), tenendo sempre conto della possibile avanzata talebana che andrebbe a porre un interrogativo a dir poco rilevante riguardo l’effettiva efficacia degli interventi militari oltreoceano[4].

Note:

[1] L. Hayes, B. Brunner, B. Rowen, «Who Are the Taliban?», Infoplease, www.infoplease.com.

[2] S. Rame, «Così Isis colpisce l’Afghanistan: kamikaze fa strage a Jalalabad», Il Giornale, www.ilgiornale.it, 18/04/2015 .

[3] L. McNally, «Is the Islamic State Escalating in Afghanistan?», Istitute for the study of war (ISW), www.understandingwar.org, 27/04/2015.

[4] C. Coughlin, «The return of the Taliban is a setback, not a failure», The Telegraphwww.telegraph.co.uk, 23/12/2015.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.