Tra minaccia terrorista e sicurezza nucleare: come si muove la comunità internazionale?

sicurezza nucleare

An IAEA expert team visited TEPCO’s Fukushima Daiichi Nuclear Power Station on 17 April 2013 as part of a mission to review Japan’s plans to decommission the facility. Team Leader Juan Carlos Lentijo (right), the IAEA’s Director of Nuclear Fuel Cycle and Waste Technology, speaks with Shift Superintendent Ikuo Izawain inside the Control Room of Units 1 and 2.

*Collaborazione esterna di Luis Daniel Angelucci

In tempi recenti il tema del rischio di potenziali atti di violenza compiuti da gruppi clandestini mediante materiali radioattivi ha dominato i circuiti mediatici globali. Il rinnovato timore di una svolta terroristica in chiave non – convenzionale risulta pienamente coerente con una tendenza assai pericolosa che vede negli ultimi trent’anni lo sviluppo di gruppi terroristici di matrice religiosa portatori di un messaggio apocalittico. Quello del terrorismo nucleare si pone come argomento di primario interesse per la sicurezza collettiva anche in vista della conclusione del ciclo di appuntamenti internazionali dedicati al tema della sicurezza nucleare guidati dalla leadership del Presidente americano Obama. Il Communiqué dell’ultimo summit nucleare, tenutosi a Washington tra il 31 marzo ed il 1° aprile scorso, è abbastanza esplicito: la minaccia del terrorismo nucleare e radiologico rimane una delle più grandi sfide alla sicurezza internazionale.

Tre probabili scenari e le loro possibili conseguenze.

La letteratura distingue tre scenari diversi. Si parte dalle conseguenze catastrofiche di vasta portata nell’ipotesi in cui un’organizzazione riuscisse a procurarsi una vera e propria arma atomica per impiegarla contro infrastrutture critiche o contro una metropoli. Questo scenario appare improbabile data la difficoltà che i terroristi incontrano nella fase di approvvigionamento ed utilizzo di tali armamenti. Ad un livello intermedio per probabilità troviamo l’evenienza dell’attacco o del sabotaggio di una centrale nucleare che abbia come effetto la dispersione di una grande quantità di materiale radioattivo. In Belgio recentemente è stata danneggiata una centrale nucleare fortunatamente senza spargimento radioattivo, con danni comunque stimati nell’ordine dei milioni di dollari. Anche se le ragioni di tale atto rimangono un mistero esso dimostra la vulnerabilità degli impianti. Com’è stato opportunamente messo in evidenza in questa pagina le centrali nucleari sono esposte oltre che al sabotaggio “fisico” anche a quello cibernetico per mezzo di sistemi informatici, capaci di destabilizzare il loro funzionamento con tragiche conseguenze per la società. Infine, lo scenario più temuto in quanto più probabile, anche se dalle conseguenze potenzialmente meno disastrose, è quello della detonazione di una “bomba sporca”, e cioè, di un ordigno che utilizza una combinazione di esplosivo convenzionale unito a materiale radioattivo. Diversamente da un ordigno nucleare una bomba sporca non innesca una reazione nucleare a catena e la sua capacità distruttiva e di contaminazione dipende dalla quantità e dalla qualità dei materiali impiegati. I contesti e le condizioni di utilizzo delle bombe sporche sono diversi e le ripercussioni vanno dalle manifestazioni di panico collettivo agli effetti negativi persistenti nel lungo periodo in termini sanitari, economici e politici.

La sicurezza nucleare nel 2016

La serie di incontri promossi dagli Stati Uniti hanno avuto il merito di aver alzato il generale livello di consapevolezza sulla minaccia del terrorismo non – convenzionale spingendo nel contempo la comunità internazionale verso l’adozione di misure tangibili nel campo della sicurezza nucleare. Per tracciare un bilancio di quanto è avvenuto a Washington DC occorre pensare ad alcuni punti di effettivo progresso sul piano della sicurezza nucleare e alle opportunità perse. Il più importante traguardo è rappresentato dalla recente entrata in vigore dell’emendamento del 2005 della Convenzione sulla Protezione Fisica dei Materiali Nucleari. Tale modifica viene considerata una pietra miliare della sicurezza dal momento che vincola gli Stati membri alla protezione degli impianti e materiali nucleari anche nelle fasi di trasporto oltre che di uso e stoccaggio. L’emendamento introduce inoltre l’importante metodo della cooperazione interstatale nell’adozione delle misure di recupero di materiali indebitamente sottratti e nella riduzione di eventuali conseguenze radiologiche dovute a sabotaggi.

Tuttavia, dal Communiqué citato in apertura filtra una buona dose di retorica priva di risvolti concreti, infatti, appare chiaro anche su un piano meramente intuitivo che dal disarmo nucleare la comunità internazionale trarrebbe notevoli vantaggi in termini di sicurezza. Sul punto occorre rilevare che gli stati partecipanti al summit si sono limitati a dichiarare un generico impegno verso la triade di principi tradizionali alla base dell’architettura nucleare globale: non – proliferazione, disarmo ed uso pacifico dell’atomo.

Considerando la ritrosia degli Stati a condividere informazioni riguardanti la sicurezza nazionale, si può capire perché ad oggi non esiste un quadro normativo comune che assicuri elevati standard di protezione degli armamenti nucleari. Tale lacuna pone alti rischi di assoluta attualità per la sicurezza internazionale, rischi che di fatto non sono stati risolti nel recente vertice. Sebbene sia evidente il ruolo centrale della Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) nel futuro processo di rafforzamento della sicurezza nucleare globale, il complessivo legato del summit appare debole. L’eredità del summit è data dagli Action Plans che disegnano il prossimo operato di cinque istituzioni essenziali per la sicurezza nucleare. Sul punto sembra sufficiente richiamare il giudizio secondo cui tali piani di azione offrono pochi nuovi spunti rispetto a quanto già stanno facendo le istituzioni internazionali. In ultima analisi risulta deludente, nello scenario politico mondiale, l’assenza della Russia, uno dei paesi con maggiori riserve di materiali fissili che non ha partecipato alla riunione di Washington. A quanto pare, l’assenza di Mosca sarebbe stata dettata dallo scetticismo circa l’utilità dei summit che, secondo il Cremlino, avrebbero già esaurito il loro ruolo ed esplicherebbero nell’epoca attuale una discutibile attitudine di interferenza sull’operato di istituzioni internazionali come la AIEA sul quale alcuni Stati vorrebbero imporre la loro interpretazione soggettiva.

Dopo il 2016 quale futuro per la sicurezza nucleare?

Secondo una recente ricerca pubblicata dal Belfer Center for Science and International Affairs, il 2016 si pone come un crocevia per la sicurezza nucleare che può incanalarsi alternativamente verso gli opposti sentieri del perfezionamento o del deterioro. Tutto dipenderà dalla misura in cui saranno sviluppati alcuni aspetti determinanti come la dislocazione dei materiali nucleari secondo soluzioni meno dispersive, il rafforzamento della cultura della sicurezza e il dialogo politico a livello internazionale. Tra i diversi casi critici individuati dal Belfer Center risalta, sopratutto in un momento di relazioni tese tra Mosca e mondo occidentale, quello della Russia. In territorio russo giacciono immense riserve di materiali nucleari che presentano forti rischi per la sicurezza mondiale. Tali riserve sono esposte in un pericoloso contesto sociale in cui la corruzione ed il crimine organizzato sono molto diffusi. Infine si tenga conto che le misure di sicurezza nucleare stanno sperimentando in Russia una fase di erosione per via del forte declino dei finanziamenti americani che hanno manifestamente caratterizzato la relazione di cooperazione nucleare tra i due colossi nell’era post – sovietica.

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