La battaglia per Sirte

di Nicola Fedeli

Gli attori sul campo

Stato Islamico (IS)

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La presenza di IS in Libia si stima in 4500-6000 combattenti, principalmente localizzati a Sirte, occupata dal califfato nel 2015, ma con una proiezione operativa minore in molte città chiave (Derna e Bengazi a Est e Tripoli e Sabrata a Ovest). La peculiarità della costola Libica di daesh è la sua costituzione: al contrario del suo equivalente in Siria ed Iraq, una parte estremamente significativa dei miliziani del califfato Libico presenta origini sub-sahariane. Questo dato, se influenza solo parzialmente la capacità operativa del gruppo, costituisce un fondamentale fattore per l’elaborazione di strategie e tattiche militari volte a contrastare la minaccia. Come sarà affrontato più in dettaglio in seguito, la chiave della sopravvivenza ed espansione del gruppo in Libia pare risiedere nel contesto militare e politico estremamente frazionato che caratterizza il paese. Come mostrato dalla seguente carta, la maggior parte delle operazioni militari dello Stato Islamico relative al 2016 sono concentrate nei dintorni della sua roccaforte a Sirte, a Derna, e attorno ai giacimenti petroliferi nei pressi di Zillah (circa 300 Km a sud-est di Sirte). Dopo la liberazione di Derna ad opera della milizia islamista cittadina (Derna Mujahideen Shura Council), gli sforzi del califfato si sono concentrati più verso occidente, per far fronte all’avanzata delle milizie di Misurata verso Sirte. Come si evince dai recenti scontri, IS appare al momento sulla difensiva, circondato dalle forze fedeli al governo Sirraj e alle milizie di Misurata da Ovest, e dall’avanzata del Generale Haftar da Est. Tuttavia il gruppo ancora beneficia del conflitto interno ai suoi nemici, il quale rischia di rendere la battaglia per la liberazione di Sirte ancor più complicata del previsto.

Libyan National Army (Generale Khalifa Haftar)

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Guidato dall’ex Generale di Gheddafi Khalifa Belqasim Haftar, costituisce il braccio armato del governo di Tobrouk, precedentemente supportato dalle Nazioni Unite. I principali sponsor di Haftar sono Egitto e monarchie del Golfo che, nonostante l’embargo, riforniscono il Generale di hardware militare e migliaia di veicoli corazzati con i quali, da un lato fronteggiare lo stato islamico ma dall’altro impedire alle milizie tripolitane, invise al Cairo, Riyadh e Doha, di prendere in carico il futuro del paese. Questo gruppo armato ha operato tradizionalmente attorno e in Bengazi, dove ha cercato invano di ottenere il controllo dell’importante città. Recentemente, a seguito dell’instaurazione del Governo di Accordo Nazionale a Tripoli, le milizie legate a Tobrouk hanno rifiutato di supportare Sirraj, annunciando unilateralmente un’imminente campagna militare contro lo Stato Islamico per la liberazione di Sirte nel tentativo di imporsi come autorità legittima per la ricostruzione politica del paese. Nonostante la guerra dichiarata al califfato, tuttavia, il Generale Haftar ha in realtà mostrato di essere più impegnato nella conquista dei giacimenti petroliferi circostanti, della città di Derna (appena liberata dalla presenza di IS) e in schermaglie con le milizie di Misurata anch’esse in marcia verso Sirte.

Misurata Communal Militia

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Attore chiave durante la primavera libica del 2011, questa milizia è ora il gruppo più attivo in Tripolitania nella lotta contro lo Stato Islamico. Allo stesso tempo i combattenti di Misurata affermano la loro totale avversione ad un coinvolgimento del Gen. Haftar nel futuro della Libia, posizione che nelle ultime settimane sta portando i due gruppi a scontrarsi, sia a parole che sul campo di battaglia, per liberare la città di Sirte e assumere il ruolo di paladini anti-ISIS agli occhi della comunità internazionale. Questi combattenti sono attualmente impegnati nel contenere un’offensiva dello Stato Islamico nei pressi di Abu Ghrein, checkpoint alle porte di Misurata. Parte dei combattenti di Misurata ha recentemente appoggiato la creazione di una joint operation room presieduta dal presidente Sirraj per la liberazione della Libia dallo Stato Islamico. Al momento non è escluso che queste milizie possano essere in futuro supportate e addestrate dalle potenze occidentali per meglio fronteggiare la minaccia estremista.

Presidential Guard (Military Forces of Libya)

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Coalizione anti-ISIS capeggiata dalla joint operation room del GNA, questo nuovo gruppo militare rappresenta il primo vero tentativo del nuovo governo di Tripoli di creare un embrionale esercito nazionale per contrastare lo Stato Islamico da un lato e le ambizioni del generale Haftar dall’altro. Questo nuovo organismo risponde al comando del Presidente Sirraj e, alleato alle brigate di Misurata è anch’esso attualmente impegnato nella difesa di Abu Ghrein. In quanto esercito ufficiale del GNA, la cosiddetta Guardia Presidenziale sarebbe il principale destinatario di supporto e addestramento militare fornito dalle potenze occidentali, qualora si opterà per un intervento più diretto nella crisi libica.

Considerazioni politiche

La Sirtica, regione costiera ma desertica che separa Tripolitania e Cirenaica, ha storicamente diviso in due la Libia, da un punto di vista sia geografico che politico. Luogo di nascita della tribù di Gheddafi, la città è, a partire dal 2015, caduta sotto il controllo dello Stato Islamico che ne ha fatto la sua roccaforte nel paese. Da quel momento lo Stato Islamico ha mostrato una crescita significativa sia in termini di conquiste territoriali che di numero di nuove reclute. Uno degli scenari plausibili sembrava vedere l’espansione di daesh come un fattore unificante per la moltitudine di gruppi armati operanti nel paese: l’incombenza di un nemico comune avrebbe dovuto convincere le fazioni rivali a mettere da parte i loro interessi personali per unire le forze contro il nemico. Verso la fine di aprile dell’anno successivo, un’operazione militare per la sua liberazione sembra finalmente essere cominciata.

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Nonostante ciò, gli attori coinvolti in questa campagna anti-ISIS sono tutto tranne che uniti e la minaccia incarnata dallo Stato islamico sembra essere diventata solo un pretesto per ottenere supporto e legittimazione per la vera battaglia: non quella contro il califfato, ma quella per il controllo sul futuro politico del paese. La preparazione delle operazioni a Sirte ha infatti ulteriormente innalzato il livello di tensione tra governo di Tripoli, supportato militarmente dalle milizie di Misurata e istituzionalmente dalle Nazioni Unite, e quello di Tobrouk del generale Haftar, forte del supporto da parte di Egitto e monarchie del Golfo. Quella in atto sembra essere una vera e propria corsa per Sirte, con milizie di Misurata provenienti da Ovest e quelle di Haftar da Est. Come per la liberazione di Berlino al termine della II Guerra Mondiale, così la divisione di Sirte potrebbe finire per determinare la partizione della Libia e, in questo caso, l’incubo di una guerra civile su larga scala tra Tripolitania e Cirenaica diventerebbe più che mai reale. La prima avvisaglia del possibile conflitto intestino si è avuta all’inizio di maggio, con il rifiuto da parte del Gen. Haftar di intraprendere un’azione militare contro IS solo sotto mandato e controllo del governo di Tripoli. Milizie di Misurata, supportate da alcuni raid aerei hanno quindi intercettato nei pressi di Zillah il convoglio militare proveniente da Tobrouk e diretto verso Sirte, ingaggiandolo in una schermaglia che ha lasciato sul campo alcuni morti e feriti. La mossa successiva di Haftar è stata mettere in sicurezza i giacimenti petroliferi attorno a Zillah e lanciare una nuova offensiva contro le milizie cittadine di Derna, gruppo che, seppur di matrice jihadista, era stato fino ad ora tra i più attivi nel resistere alla pressione Stato Islamico. La sensazione, anche stando ai comunicati ufficiali rilasciati dalle diverse fazioni, è che si stia assistendo ad una progressiva polarizzazione della Libia, con un Haftar sempre meno intenzionato a mettere da parte crescenti ambizioni e accettare l’autorità del Governo di Accordo Nazionale. Questa crescente polarizzazione Est-Ovest, oltre che complicare le operazioni sul campo, pone un insormontabile ostacolo a qualsiasi piano di intervento esterno da parte di Stati Uniti o membri dell’UE: ogni supporto diretto al governo di Sirraj finirebbe ora per accrescere le tensioni e renderebbe sempre più plausibile una guerra civile per procura, con potenze occidentali a supportare milizie tripolitane, ed Egitto e monarchie del Golfo ad assistere le forze di Tobrouk. Sirte, un tempo barriera naturale tra Tripolitania e Cirenaica, rischia questa volta di diventare l’ostacolo politico più grande, in grado di spazzare via quel che resta dell’unità del paese e gettarlo in una vera e propria guerra civile.

Considerazioni tattico-strategiche

Qualora, tramite la mediazione Euro-atlantica, un difficile accordo politico dovesse essere raggiunto tra GNA e Generale Haftar, si aprirebbero nuovi scenari di cooperazione, assistenza ed intervento armato. Nonostante le forze del califfato appaiano sulla difensiva, circondate da forze ostili, anche in caso di operazione militare combinata tra le milizie a Est e a Ovest di Sirte la liberazione della città non sarebbe impresa semplice o immediata. Lo Stato Islamico è da tempo padrone della città che ha reso il proprio fortino e centro di comando. Qualsiasi soluzione militare per la riconquista di Sirte deve tener presente due dati di fatto: IS si sta da tempo preparando a difendere la città, i cui dintorni sono già disseminati di mine e IED, una tattica già vista in Iraq e Siria e che rende le campagne di avvicinamento alle città estremamente lente e rischiose. In secondo luogo, lo Stato Islamico tiene in ostaggio la popolazione cittadina, giustiziando chiunque tenti la fuga o sia sospettato di supportare il nemico dall’interno. La presenza di numerosi civili va a tutto vantaggio dei difensori, i quali possono sfruttare i primi come scudi umani e limitare le opzioni tattiche della coalizione. Questo aspetto è da considerarsi di vitale importanza per l’Italia e i suoi partner in caso di intervento militare a supporto delle operazioni. Attori esterni sarebbero infatti decisamente più vincolati dalla necessità di ridurre al minimo i danni collaterali rispetto ad altri attori locali i quali, come dimostrato dalla campagna di raid aerei lanciata dal Gen. Haftar contro la città di Derna, sono apparsi molto meno preoccupati della presenza o meno di civili nei pressi degli obiettivi da colpire.

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