Canada in fiamme: provincia di Alberta in ginocchio

Alberta

*articolo a cura di Lorenzo Maria Bruno, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Da poco più di un mese un incendio sta sconvolgendo il Canada. Le fiamme si sono propagate dalla città di Fort McMurray, situata nella provincia occidentale dell’Alberta, in tutta la regione. L’incendio ha provocato diversi danni: economici, ambientali e sociali. Circa 100.000 abitanti sono stati costretti a lasciare le loro abitazioni all’interno della città e in altri villaggi limitrofi e circa 1600 sono state le case distrutte. Nel corso della prima settimana, per fronteggiare l’incendio, sono stati impiegati oltre 1100 pompieri, 145 elicotteri, 138 mezzi pesanti e 22 aerei cisterna. L’incendio ad un mese dal suo scoppio si è esteso per un numero di ettari impressionante dai 7.500 ettari iniziali fino ai 580.000 ettari odierni.

Le cause che stanno alla base dello scoppio dell’incendio sono individuabili, prevalentemente, all’interno del contesto dei cambiamenti climatici. La provincia dell’Alberta ha registrato da inizio gennaio un incremento significativo di incendi rispetto alla media arrivando alla cifra di 330 incendi da gennaio 2016. Le temperature in questo periodo sono salite dai 22 gradi centigradi di media degli anni ’90 ai record di 40° C raggiunti in questi giorni. L’incendio di Fort McMurray è l’ultimo di una prolungata serie di incendi nell’emisfero settentrionale che sono indicativi di  un clima che cambia. Quello che sta succedendo in questa città  non è una fatalità ma, bensì, un prodotto del cambiamento climatico: la siccità, il caldo di gran lunga superiore al normale e la mancanza di neve hanno lasciato scoperto  sul terreno una ingente quantità di legname secco, il carburante ideale per gli incendi. Inoltre  il numero di alberi per acro è passato in queste aree da una media di 50 fino anche a 700, e questo non è un indice di buona salute: meno alberi infatti significa boschi con piante più sane e più resistenti al fuoco.

I danni ambientali che l’incendio produce in termini ambientali sono ingenti. I satelliti NASA hanno rilevato che le particelle, generate dal fumo, sono arrivate dal Canada occidentale finanche in Gran Bretagna e Portogallo, passando  per la Groenlandia. Proprio qui le particelle di fumo svolgono un ruolo preoccupante depositandosi sul suolo ghiacciato. Esse, infatti, generano una riduzione di ciò che viene conosciuto come effetto albedo, ossia la capacità di una superficie di riflettere una certa percentuale di luce. Questo favorisce dunque l’assorbimento dell’energia, aumenta la temperatura del suolo, accelera lo scioglimento dei ghiacci. Ciò che preoccupa maggiormente gli esperti è la difficoltà con cui potrà essere fermato questo fenomeno a causa dei forti venti che soffia su questa area.

Un’ulteriore conseguenza provocata dall’incendio è stata di carattere economico e sociale avvenuta a causa della chiusura temporanea di imprese quali Suncor Energy che lavorano nel campo dell’estrazione. La regione è ricca di sabbie bituminose dalle quali è possibile estrarre un bitume simile al petrolio che può, in un secondo momento, essere convertito in petrolio grezzo. Proprio grazie a questa attività di estrazione, che caratterizza la maggior fonte di entrate di denaro per la regione, la località è stata ribattezzata “Fort Make Money”. Secondo gli analisti i soli costi di assicurazione potrebbero ammontare a circa 10 miliardi di dollari canadesi (6,8 miliardi di euro). Il settore petrolifero canadese (che nell’Alberta impiega una persona su 10) ha perso il 40% nello spazio di una settimana. L’espansione dell’incendio ha inciso anche sul valore del greggio, salito a 45 dollari. La produzione di petrolio ha già subìto un rallentamento di ben un milione di barili al giorno. Warren Fraleigh, direttore esecutivo di  Building Trades of Alberta, ha stimato che tra i 2000 e i 4000 membri delle organizzazioni commerciali petrolifere perderanno il loro posto di lavoro in seguito alla chiusura o alla diminuzione della produzione. Domenica scorsa però, la Suncor Energy,  ha comunicato che fortunatamente si è dato inizio al riavvio della produzione e al reintegro seppur parziale dei dipendenti.

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