La crisi in Brasile minaccia i giochi

Brasile

Demonstrators attend a protest against Brazil’s President Dilma Rousseff, part of nationwide protests calling for her impeachment, at Paulista Avenue in Sao Paulo’s financial centre, Brazil, August 16, 2015. REUTERS/Paulo Whitaker

*articolo a cura di Lorenzo Mazzone, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Il Brasile è una di quelle Nazioni che rientrano nella categoria di economie emergenti, grazie soprattutto alle enormi disponibilità di estrarre risorse naturali presenti sul suo territorio. A partire dai primi anni del XXI secolo questo Paese ha conosciuto una crescita vertiginosa, merito soprattutto dell’ex-presidente Luiz Incla Lula da Silva, precedentemente leader del Partito dei Lavoratori (il Pt, maggiore partito di sinistra all’interno del panorama partitico brasiliano), il quale ha saputo dare un’impronta politica del tutto particolare per permettere al Brasile di raggiungere livelli di sviluppo tali da garantire a milioni di brasiliani l’uscita dalle classi sociali più povere. Lula fu molto abile a intraprendere un modello di sviluppo che prendesse le distanze dal classico modello rivoluzionario e a tratti anti-statunitense adottato da buona parte degli Stati dell’America Latina, basti pensare a Hugo Chavez e alla rivoluzione bolivariana.

Grazie all’estrazione di materie prime come il petrolio, alla sempre più crescente attività agricola, dovuta anche al disboscamento delle aree pluviali come la Foresta Amazzonica con grave dazio pagato in termini ambientali, e alla presenza e sfruttamento intensivo dei numerosi siti minerari tali da far lievitare uno dei settori più determinanti per la crescita del Paese, il Brasile ha così ottenuto un indice di sviluppo che gli ha permesso di annoverarsi fra le economie emergenti più significative insieme a Russia, Cina, India e Sudafrica. Il Brasile è stato tuttavia favorito nella crescita anche da un connubio di investimenti, provenienti sia da parte di imprenditori esteri, sia da parte dello stesso Stato; è il caso che ha riguardato la realtà del colosso petrolifero Petrobras, una delle più grandi compagnie d’estrazione di greggio del Sud-America, che ora si trova nell’occhio del ciclone per i recenti scandali politici che hanno investito la ormai ex-presidente Dilma Rousseff. La messa in stato di accusa della presidentessa è una delle ultime vicende che segnano la crisi economico-politica che sta vivendo il Paese. La Rousseff si trova sospesa dal suo incarico per un periodo di sei mesi accusata di aver fatto ricorso al sistema delle “pedalate fiscali”, ovvero di aver attinto a fondi pubblici legati alla compagnia petrolifera Petrobras per poter essere rieletta al secondo mandato, nascondendo la reale entità del debito pubblico brasiliano. Questa crisi politica non è che il culmine di una catena di eventi sfavorevoli che ha colpito la Nazione brasiliana: nel 2015 il Paese ha subito una riduzione del prodotto interno lordo pari al 3,8%, contrazione che d’altronde è destinata ad aumentare nel corso del 2016. In questo frangente che ha investito l’economia brasiliana e che ha portato ad ampliare un clima di instabilità e diffidenza tra le diverse classi sociali brasiliane e di insicurezza tra gli investitori esteri nei confronti delle istituzioni si è abbattuto il disastro ambientale, nello stato federale di Minas Gerais, causato dalla rottura di due dighe contenenti ingenti quantità di rifiuti tossici. Le conseguenze della recente catastrofe si sono inevitabilmente accavallate alla gestione dei Giochi Olimpici del 2016 che si terranno a Rio de Janeiro durante il prossimo mese di agosto, in quanto molte discipline sportive previste si svolgeranno in acque naturali, cosa che potrebbe costare cara al governo di Brasilia poiché oltre alle enormi spese dovute alla preparazione delle Olimpiadi e Paralimpiadi si aggiungono anche quelle per ripulire le acque di gara dai rifiuti tossici. Per il momento sono stati stanziati circa 7,4 miliardi di reais, quasi 2,1 miliardi di euro, per la preparazione dei Giochi Olimpici e le autorità brasiliane, che hanno già ammesso un aumento del 25% sui costi iniziali, non hanno intenzione di proseguire con ulteriori spese, considerate sperperi dall’opinione pubblica, annunciando così che molte delle sovrastrutture collegate alle attività sportive diventeranno provvisorie, come per esempio le aree cucina dedicate ai vip o gli spazi dedicati ai volontari. Dunque il Brasile con il sovrappeso delle Olimpiadi, rischia di diventare, un’altra delle vittime del calo del prezzo del greggio e dell’abbassamento della domanda delle altre materie prime, sulle orme del Venezuela ora in una totale fase di stallo politico-istituzionale. La sofferenza delle fasce sociali medio-basse brasiliane, la fuga di capitali, la crescita del tasso d’inflazione che ormai ha superato la soglia del 10%, insieme all’aumento della disoccupazione, anch’essa pari 9,5% sono conseguenze che completano il quadro della crisi brasiliana.

Da aggiungere al novero delle attuali emergenze, quella sanitaria dovuta alla diffusione nell’area del virus Zika, una specie di zanzare la cui puntura colpisce il sistema celebrale dei neonati. Il crescente aumento di casi infetti potrebbe costituire un’ulteriore seria minaccia per gli spettatori dei Giochi Olimpici con ingente calo sul numero annunciato, contribuendo così al presagio di fallimento per una delle scommesse più grandi che il Brasile aveva intrapreso.

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