Swift Response – 16 e Anaconda 16: prove di Guerra fredda

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*articolo a cura di Roberta Magliocchetti, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Uno dei lasciti della crisi in Ucraina tra NATO e Russia è il rafforzamento delle misure di difesa. Per assicurare che le forze atlantiche possano dispiegarsi nella regione orientale dell’Europa in maniera rapida e decisa nella difesa delle popolazioni che si sentono minacciate è stato approvato nell’ottobre del 2014 il Readiness Action Plan, durante il vertice in Galles. Una delle misure previste è l’istituzione della Swift Response, cioè della più ampia esercitazione internazionale dalla fine della guerra fredda guidata dalla U.S. Army per fronteggiare i possibili rischi e minacce proveniente dall’Est e dal Sud Europa.

Sono stati istituiti sei nuovi quartieri generali in Lituania, Estonia, Lettonia, Polonia, Romania e Bulgaria e previste una serie di attività terrestri, navali ed aeree sui territori dei paesi NATO dell’Europa centrale e dell’Est. Tra il 15 agosto e il 13 settembre 2015 le manovre dello Swift-15 si sono realizzate con l’impiego di circa 4.800 militari provenienti da Bulgaria, Gran Bretagna, Germania, Grecia, Spagna, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Francia e Stati Uniti e si sono svolte in Germania, Italia, Romania e Bulgaria. Nella Swift Response- 15 sono stati impegnati in Europa i reparti dell’82° Aiborne Division per la prima volta dal tempo delle operazioni NATO in Kosovo del 1999. La 1ª Brigata dell’82° Divisione aviotrasportata è inquadrata nelle forze USA di risposta globale, in grado di essere dislocata in ogni angolo del mondo in 96 ore. Integrata con contingenti europei, all’esercitazione hanno preso parte i paracadutisti italiani della Brigata Paracadutisti Folgore e dai Ranger del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti Monte Cervino. Secondo l’esercito statunitense, le manovre hanno lo scopo di elevare l’interoperabilità delle forze pronte d’intervento e sono chiamate a dimostrare la capacità degli Alleati ad un rapido schieramento e di azioni a sostegno della conservazione di un’Europa forte e sicura. Il culmine dell’addestramento si è registrato il 26 agosto 2015 con il lancio di mille uomini e mezzi da guerra prima a Hohenfels, in Germania, e poi a Novo Selo, in Bulgaria. L’edizione di quest’anno dello Swift Response 2016 contiene una novità. Riservata ai paracadutisti NATO, la grande esercitazione ospita l’operazione “Anaconda 16” ed è iniziata il 27 maggio per concludersi il 26 giugno.  La Swift Response– 16 prevede l’impiego di 5 mila unità appartenenti al Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna e Stati Uniti e la prima fase si svolge in Germania per concludersi, appunto, in Polonia. L’esercitazione multinazionale Anaconda 2016, invece, vede coinvolte circa 30 mila uomini di vari reparti, finalizzata a testare le capacità dell’esercito polacco e quello NATO a contrastare azioni invasive. Le nazioni partecipanti sono Albania, Bulgaria, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Georgia, Germania, Ungheria, Kosovo, Lettonia, Lituania, Macedonia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia, Inghilterra e USA. Le esercitazioni dell’Anaconda 2016 sono iniziate l’8 giugno per proseguire per circa 10 giorni. Insomma, un ritorno alle origini del Patto Atlantico quando occorreva difendersi dal mostro sovietico e dal comunismo ed offrire la protezione necessaria per bloccare l’avanzata russa. È chiaro che ci troviamo in un momento in cui i rapporti fra USA- NATO e Russia sono ai minimi storici e, nonostante l’unità di intenti dichiarati da entrambi nel combattere lo Stato Islamico, la crisi ucraina è stato un episodio che ha segnato un solco. Il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato che quest’anno le spese militari della difesa atlantica aumenteranno in modo significativo per le “minacce della Russia” e per la crisi migratoria, nel quadro della politica definita di “espansione della NATO” dal russo Alexander Romanovich, vicepresidente della Commissione esteri della Duma e vicepresidente della Camera Bassa del Parlamento russo, che ha definito le azioni alleate come vere e proprie provocazioni alla Russia. Sin dall’annessione della Crimea alla Russia le Repubbliche Baltiche di Lituania, Estonia, Lettonia insieme con la Polonia chiedono alla NATO di essere militarmente protette. Le ragioni sono di varia natura, quella storica, avendo sofferto per anni l’aggressione politico- militare sovietica ma anche per il timore che un’aggressione circoscritta russa non possa far scattare l’intervento di cui all’art. 5 del Patto Atlantico. A titolo preventivo e di mera garanzia, i Paesi interessati hanno chiesto lo schieramento delle truppe NATO, soprattutto americane, lungo l’intero confine orientale. Congiuntamente all’azione di terra, nel Mar Baltico è scattata il 3 maggio la manovra Baltops 16, fino al 19 giugno, con 45 navi, 60 aerei e circa 6 mila militari di 17 Paesi. Le esercitazioni muovono vicinissime al confine con la Russia, con un cordone di contenimento previsto dal Mar di Barents al Mar Nero. Tutto questo a distanza poco più un mese dall’apertura del summit di Varsavia dell’8 e 9 luglio che sarà cruciale proprio perché dovranno essere stabiliti i nuovi equilibri geopolitici da est a sud, cioè con la Russia e per la lotta contro il terrorismo jihadista. Dopo le installazioni missilistiche degli Alleati in Romania, il vertice NATO polacco racchiude un’importanza strategica poiché verrà presa la decisione circa il posizionamento di soldati ed equipaggiamento in Polonia e nei Paesi baltici. La scelta della capitale Varsavia ha un forte richiamo simbolico. È stata la sede del Patto di Varsavia che raggruppava i Paesi satellite dell’ex Russia sovietica ma che si trova oggi dall’altra parte della cortina di ferro, che sembra non cadere mai, neanche a distanza di 28 anni da Berlino. Le preoccupazioni polacche rimandano a quei giorni quando, per bocca del suo ministro degli esteri Witold Waszczykowski, fa sapere che è da irresponsabili mostrarsi sguarniti e deboli con la Russia. Il timore principale è quella di un’annessione come quella della Crimea ed il Segretario generale Jens Stoltenberg ha infatti rassicurato che la NATO è pronta a difendere gli alleati dalle minacce che possono arrivare da ogni direzione. Dal canto suo la Russia non può non criticare le scelte degli Alleati accusandoli di preoccuparsi per una minaccia russa inesistente solo perché intrappolati nei vecchi schemi ideologici e luoghi comuni che non permettono di guardare avanti. Il malcontento russo deriva dall’accusa rivolta alla NATO di aver infranto la promessa fatta di non avanzare nell’Europa orientale dopo la caduta del muro di Berlino, una sorta di tacito accordo che è saltato quando a partire dagli anni novanta sono stati invitati ad unirsi la Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Paesi Baltici, Slovenia, Croazia, Albania ed oggi il Montenegro. La politica atlantica della porta aperta ha perseguito il piano americano di accerchiare per contenere e rinchiudere la potenza russa entro i suoi confini. Il ministro degli Esteri russo Lavrov non nasconde il suo disappunto quando fa sapere che l’operazione Anaconda- 16 è una chiara provocazione da cui la Russia dovrà difendersi e reagire. Un clima da guerra fredda. In tutto ciò l’Europa resta a guardare in silenzio, almeno fino al prossimo vertice polacco.

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