L'Asia centrale e la questione della successione politica

Asia centrale

*articolo a cura di Andrea Biasini, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

I Paesi dell’Asia centrale ricoprono da sempre un ruolo strategico per il transito commerciale ed energetico che congiunge Oriente e Occidente. L’area è costituita dalle cinque repubbliche di Kazakhstan, Turkmenistan, Tajikistan, Kirghizistan e Uzbekistan che culturalmente presentano una storia che le vede legate a Paesi come l’Iran, Russia, Afghanistan, Pakistan e alla confinante Cina. Da un punto di vista politico i Paesi dell’area, in quanto ex repubbliche socialiste dell’Unione Sovietica, hanno progressivamente raggiunto la propria indipendenza a partire dai primi anni Novanta del secolo scorso. Kazakhstan, Tajikistan e Uzbekistan sono tre repubbliche presidenziali rette da governi di tipo clanico e autoritario che, sin dal giorno della loro indipendenza, mantengono al potere i membri dei gruppi familiari predominanti, non mostrando alcuna sostanziale differenza dalla prassi del periodo sovietico in cui ad essere privilegiati erano gli esponenti della nomenklatura comunista locale. I tre presidenti attualmente in carica, pur esercitando un potere indiscusso, devono però oggi fare i conti con i problemi di successione che un loro imminente ritiro dalla scena politica potrebbe provocare.

Il Kazakhstan è attualmente guidato da Nursultan Nazarbayev, in carica dal 1991 e rieletto nell’aprile del 2015 per un altro mandato, e pare non abbia ancora individuato un proprio degno successore. Tuttavia, dopo la nomina della figlia Dariga Nazarbayeva per la carica di vice primo ministro, sembra chiaro che il presidente Nazarbayev abbia l’intenzione di mantenere la propria stirpe al potere. Una situazione che sembra escludere per il momento la possibilità che il genero, Timur Kulibayev e marito di Dinara Kulibayev, secondogenita del presidente, venga designato come successore per la prima carica dello Stato. Nel 2011, infatti, Kulibayev veniva posto a capo del Fondo Nazionale Samruk-Kazyna, a cui partecipano le imprese energetiche ed estrattive più importanti del Paese (Kazakhmys e Enrc KazmunayGas) e che gestisce più del 40% dell’economia nazionale. Una posizione del genere valeva a Kulibayev la fama non solo di  terzo uomo più ricco del Paese ma di persona strettamente vicina al  presidente e quindi di suo probabile successore. Tuttavia, in seguito a una serie di scioperi violenti dei lavoratori della società nazionale petrolifera, Kulibayev venne prosciolto dal suo incarico. Attualmente la gestione del fondo nazionale è affidata al primo ministro Masimov che, contestualmente all’abbassamento del prezzo del petrolio e alla conseguente recessione economica,  ha varato un programma per la privatizzazione di numerose imprese energetiche statali. La crisi economica ha inoltre rimandato a data da destinarsi l’avvio di una riforma costituzionale diretta a garantire un’estensione delle prerogative del parlamento. In seguito alle elezioni del marzo scorso il Nur Otan, partito del presidente in carica, è riuscito ad ottenere l’82% dei voti, il che ha permesso al presidente Nazarbayev di mantenere una maggioranza schiacciante all’interno del parlamento. La riforma costituzionale porterebbe ad un maggiore decentramento del potere e alla creazione di un esecutivo più collegiale che necessariamente dovrà poggiarsi su una fiducia parlamentare la quale, mantenendo la medesima composizione di oggi, non avrebbe difficoltà a riconfermare l’establishment attuale.  In questo modo Nazarbayev potrebbe mantenere al potere gli elementi della propria famiglia, appartenenti al clan degli Shaprashty, ossia il clan originario della parte sud orientale del Paese e il più dinamico tra quelli provenienti dal Gruppo della grande Orda. È noto infatti che i suoi elementi sono posizionati al vertice di varie strutture istituzionali ed intergovernative, come ad esempio dimostra la recente nomina del nipote di Nazarabyev, Samat Abish, a capo del Comitato di Sicurezza Nazionale.

Una situazione analoga si presenta in Uzbekistan dove le incertezze sulla nomina di un successore del presidente Karimov sono strettamente collegate ai vari clan che concorrono per la conquista del potere. Su un totale di sette raggruppamenti divisi per ciascuna area del territorio nazionale, i tre clan prevalenti sono il “Samarkand Group” (da cui deriva lo stesso presidente Karimov), il “Tashkent” e il “Fergana” . Quest’ultimo è escluso dalla gestione del potere a livello istituzionale e riunisce gran parte della popolazione contadina del nord-est del Paese, nonché svariati membri appartenenti all’integralismo islamico, e all’organizzazione criminale internazionale Brother Circle. Il Gruppo di Samarcanda, ispirato a idee liberal-conservatrici, detiene, oltre alla Presidenza e alla carica di primo ministro, il controllo del dicastero Affari interni e quello deputato alla Difesa,  oltre a vari gruppi industriali del settore manifatturiero come quelli specializzati nella lavorazione del cotone, che costituisce uno dei beni di maggiore esportazione verso Bangladesh e Cina. Il clan Tashkent, invece, oltre al controllo del settore energetico e finanziario, pone al vertice del Servizio di Sicurezza uzbeko Rustam Inoyatov, il quale è riuscito ad acquisire sempre più potere dopo l’allontanamento del suo rivale ed ex ministro dell’interno Zokir Almatov. Quest’ultimo era ritenuto responsabile del massacro di Andijan del 2005, in cui l’esercito regolare sparò sulla folla per via di alcuni disordini e proteste che si erano creati nella regione. Pur accreditandosi come possibile successore, Inoyatov è stato raggiunto in più di un’occasione dalle accuse di tramare alle spalle del Presidente Karimov, in particolare da parte della figlia Gulnara Karimova la quale è stata esclusa definitivamente dalla corsa per la successione, a seguito di una codnanna agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione in atti relativi alla gestione del principale operatore telefonico del Paese. Tuttavia, nell’aprile 2015, in seguito alla rielezione dell’ormai 78enne Islam Karimov, è apparsa come altra papabile candidata la secondogenita del presidente, Lola Karimova, che registra una buona esperienza nell’ambito internazionale come ambasciatore dell’Uzbekistan all’UNESCO. Tuttavia la sua scarsa propensione per la politica l’ha resa agli occhi dei molti un’improbabile erede del sistema politico eretto dal padre, il quale potrebbe far ricadere la sua scelta sul marito della figlia, Timur Tillayev, giovane uomo d’affari e dall’impeccabile profilo professionale.

Per quanto riguarda il Tajikistan, gli ultimi interventi messi a punto dal presidente Rahmon sembrano invece rendere più chiara la situazione relativa alla successione per la prima carica dello Stato. I risultati del referendum del 22 maggio scorso riportano che il 95% degli elettori sia a favore della riforma costituzionale varata a gennaio del 2016. Tra i 41 emendamenti apportati alla Costituzione emergono senz’altro quelli per l’abolizione del limite dei mandati presidenziali e l’abbassamento dell’età per candidarsi alla carica di Presidente da 35 a 30 anni. In questo modo Rhamon potrebbe concludere tranquillamente il proprio mandato, con la sicurezza della successione del figlio, Rustam Emomali, che si candiderebbe alle elezioni del 2020 non appena conseguito il 33esimo anno di età.

L’incertezza riguardo la successione di questi tre presidenti è senz’altro una questione che pone numerosi interrogativi riguardo la futura stabilità dei loro Paesi. Un’eventuale crisi di governabilità potrebbe far aumentare la rivalità tra i clan in lizza per la conquista del potere e far riemergere conflitti interreligiosi che per esempio in Tajikistan sono stati alla base di una lunga guerra civile durata fino al 1997. La stabilità dell’area è senz’altro fondamentale per la sicurezza del transito delle merci e dell’energia ma, ancora più importante, per evitare che la regione venga riposta al centro di quel “Grande Gioco” che sin dal XIX secolo contrappone gli interessi geopolitici di numerosi Stati della comunità internazionale.

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