Gli Stati Uniti e il narcotraffico

stati uniti

*articolo a cura di Lorenzo Bruno, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Sin dal Novecento il contrabbando di droga, di esseri umani e di alcool tra Messico e Stati Uniti è stato sempre redditizio per le organizzazioni criminali di entrambi i Paesi che riuscivano e riescono a ricavarne enormi guadagni che poi vengono investiti regolarmente nella società civile.
I profitti dei cartelli messicani ,ad oggi, secondo il Government Accountability Office (Gao) americano si aggirano intorno ai 23 miliardi di dollari annui ed e proprio in America che troviamo il più grande mercato mondiale per la vendita di droga attestandosi così al vertice anche nel consumo della stessa.
Da un’indagine del 2014 ad opera della National Survey on Drug Use and Health è emerso che circa un americano su dieci sopra i 12 anni aveva fatto uso di sostanze illecite nell’ultimo mese.
Per arginare l’impressionante diffusione della tossicodipendenza tra i veterani del Vietnam, il 17 luglio 1971 Richard Nixon, parla della droga come un’ emergenza nazionale decretando così l’inizio di quella che passò alla storia come la guerra alla droga.
Da qui nascono una serie di politiche e campagne, volte a contrastare il commercio illegale e il consumo di stupefacenti o semplicemente ad arginarne l’uso, per esempio la marijuana venne classificata tra le sostanze stupefacenti più pericolose inserendola nella Schedule I.
Nel 1973 venne creata la DEA – Drug Enforcement Administration – un’agenzia federale antidroga facente capo al dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti con lo scopo di gestire l’enorme traffico di droga, alcool e sostanze illegali.
Successivamente, sotto la presidenza Reagan, si continuò a perseguire il trend di Nixon, grazie anche al grande impegno profuso dalla first lady Nancy Reagan che conierà lo slogan “Just say no” in relazione all’ uso di stupefacenti.

In età più recente, George W. Bush è arrivato alla Casa Bianca quando ormai la “Guerra alla droga” stava volgendo al termine, ma questi ha deciso nuovamente di stanziare un numero consistente di fondi al fine di limitare il fenomeno.
Si è aggiunto il crimine di utilizzo di droga in ambiente domestico e si è incrementato notevolmente l’arginamento del fenomeno con retate e controlli più severi da parte della polizia e delle forze federali.
Quasi 40,000 blitz sono stati effettuati dalla SWAT ogni anno nei confronti degli cittadini americani con metodi talvolta discutibili ma che si sono visti giustificati dal dilagante fenomeno della tossicodipendenza.

Le critiche a queste campagne di repressione sono state feroci da parte della stampa fin dal 1971. Don Winslow in un’intervista rilasciata alla nota rivista Rolling Stone definisce queste politiche come un fallimento da miliardi di dollari. Dalle colonne del New York Times, invece, si parla di completo fallimento.
Anche il premio Nobel per l’economia Gary Becker sul Wall Street Journal, pubblicava un lungo articolo nel quale spiegava le ragioni del fallimento della “guerra alla droga” e la sua opinione favorevole alla liberalizzazione degli stupefacenti.
Grande scalpore ha suscitato un’intervista pubblicata su Harper’s Magazine con cui John Ehrlichmann, ha rivelato che il vero obiettivo della Guerra alla droga era di criminalizzare i due veri nemici del Governo, ossia la sinistra pacifista e i neri.

Nello Studio Ovale, nel maggio 1971, Richard Nixon si lamentava con Bob Haldeman , allora a capo del suo staff, delle continue proteste da parte di coloro che sostenevano la legalizzazione della marijuana, promettendo di “abbattere questa storia della marijuana colpendo duro”.

Direttamente collegata al traffico di droga è la situazione della compra-vendita delle armi al mercato nero.
Queste, utilizzate dai narcotrafficanti messicani sono per l’80% di origine statunitense. Per contrastare questo fenomeno Washington, sotto l’amministrazione Obama, ha lanciato nel 2009 l’operazione Fast and Furious.
Il Governo servendosi dell’aiuto dell’Atf ( Bureau di alcool, tabacco armi da fuoco ed esplosivi), in cooperazione con i rivenditori legali di armi, ha tracciato quelle vendute ad acquirenti sospettati di aver rapporti con i narcotrafficanti al fine di poter ripercorrere le tappe degli individui ai vertici di cartelli.
Circa 2,000 armi da fuoco derivanti dal programma andarono perdute, alcune furono ritrovate in delle scene del crimine in Messico e in una sparatoria in Arizona che ha visto la morte di un agente della U.S. Border Patrol: Brian Terry.
Dopo il fallimento dell’operazione Fast and Furious l’amministrazione Obama ha intrapreso una nuova iniziativa, una manovra che ha contribuito al prodursi di diverse proteste da parte della National Rifle Association che sostiene con fermezza il Secondo Emendamento. Si impone ai venditori di armi che si trovano ad operare negli Stati confinanti con il Messico di informare l’Atf se un individuo nel giro di cinque giorni acquista un’arma di un calibro superiore ai 22.
Siamo di fronte ad una politica contro le droghe che ha definitivamente fallito o che quantomeno non ha conseguito gli obiettivi prefissati, di conseguenza alcune misure iniziano ad essere prese anche dai singoli Stati in maniera autonoma.
Il vero danno che i cartelli di narcotrafficanti, vedono prefigurarsi all’orizzonte è la possibile e progressiva legalizzazione della cannabis.
Questa manovra garantirebbe alle amministrazioni locali statunitensi introiti soddisfacenti, ridurrebbe il numero di persone detenute e con esse i costi legati al loro mantenimento e garantirebbe un controllo sulla qualità dei prodotti che verrebbero prodotte dalle case farmaceutiche.
Un primo esempio di questa nuova politica di legalizzazione si ha in Colorado Paese che guadagnato un totale che si aggira intorno 60 milioni di dollari.

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