I rischi dei reporter in Sud America

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*articolo a cura di Lorenzo Mazzone, tirocinante presso Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

Nelle recenti analisi statistiche pubblicate da Reporters sans frontières, l’indice che valuta il grado di libertà di stampa negli Stati dell’America Latina mostra una situazione particolarmente variegata: in Paesi come l’Uruguay, il Suriname, la Costarica, il Cile e l’Argentina il diritto alla libertà di stampa sembra essere garantito e tutelato dalle autorità statali; ben diversa si prospetta la situazione in Stati come il Brasile, il Venezuela ed il Paraguay, dove si registrano gravi violazioni nei confronti dell’esercizio del diritto stesso e sempre più numerosi atti di violenza contro i repoters delle diverse testate. Ventiseiesimo nelle classifiche globali, l’Uruguay risulta essere il primo Paese del Sud America in quanto a tutela e rispetto del diritto di libera espressione e stampa. Secondo Antonella Mori, docente di Macroeconomia e Scenari Economici presso l’Università Bocconi di Milano, la tutela e la garanzia di questo diritto fondamentale è maggiormente presente in quegli Stati in cui vi è una equa distribuzione del reddito fra le fasce della popolazione, con l’Uruguay e il Suriname che infatti dimostrano di possedere queste peculiarità. Bisogna ricordare infatti che il diritto alla libertà è sancito nell’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo come valore fondamentale per la costituzione di una società moderna e democratica che rispetti ogni diversità. L’Organizzazione delle Nazioni Unite riconosce l’essenzialità di questo diritto per la tutela e la promozione di ogni altro diritto fondamentale della persona umana. Nonostante questo valore giuridico internazionale in quest’area geografica si contano almeno seicento giornalisti uccisi nel corso degli ultimi dieci anni, con molti omicidi perpetrati in aree dove i conflitti sono assenti. In Messico, solo per fare un esempio, sono circa ottanta i cronisti uccisi a partire dal 2010; tra le recenti vittime anche Anabel Flores Salazar, assassinata lo scorso 16 febbraio dopo essere stata sequestrata nella sua abitazione da uomini armati e in uniforme, modus operandi che ha fatto ipotizzare un connubio fra forze dell’ordine e narcotrafficanti. Questo omicidio può rappresentare il paradigma per illustrare la situazione sempre più rischiosa in cui sono costretti ad operare numerosi cronisti messicani, condannati da una parte a fare i conti con la corruzione locale e dall’altra a svolgere il proprio lavoro con le continue minacce di morte provenienti dai diversi cartelli della droga. Anche in Brasile, Stato che sta vivendo continui mutamenti dal punto di vista economico e sociale, dove il diritto alla libertà di stampa risulta bene o male garantito, si registrano numerosi atti di violenza nei confronti di giornalisti. Uno dei casi più eclatanti riguarda l’omicidio di Gledyson Carvalho, Brasilia, agosto del 2015, cronista noto per le continue accuse lanciate per episodi di corruzione tra gli amministratori e politici di Camoncin, nello stato federale di Ceara: il giornalista è stato assassinato sul posto di lavoro, da due killer mentre conduceva il suo programma radiofonico. Ancora: la linea dura imposta dal presidente venezuelano Nicolas Maduro, il cui Paese sta attraversando un periodo di crisi senza precedenti nonostante le ingenti risorse di greggio di cui dispone, ha interessato anche la stampa, condannando per diffamazione numerosi giornalisti punendoli con il divieto di espatrio.

Le condizioni del rispetto e della tutela del diritto alla libertà di stampa risultano essere nettamente migliori in Stati come il Cile dove il clima registra un discreto livello in quanto a facilità di accesso all’informazione. Situazione che è stata facilitata grazie all’adozione della Ley de Trasparencia, entrata in vigore nel 2009, che obbliga il settore pubblico a fornire ai cronisti libero accesso ai dati, oltre che garantire trasparenza. In Argentina invece i mezzi di comunicazione sono sempre stati considerati come un potente strumento in grado di far cadere o mantenere in vita i governi, e per questo motivo il rapporto con le istituzioni è sempre stato particolarmente turbolento. Grazie alla Ley de Medios, legge criticata a causa delle sue similitudini con una norma in vigore durante il periodo della dittatura, la libertà di espressione ha trovato una forma di tutela che si esprime nella tipologia di rapporto tra ambiente politico e la stampa, soprattutto quella di stampo critico, il quale effetto è molto temuto da parte del governo.

Nonostante in molti Stati latino americani il diritto alla libertà di stampa sia, seppur in maniera differente e spesso formale, tutelato come elemento essenziale e necessario per il corretto divenire di una società democratica, è anche vero che in molti Paesi si riscontrano gravi mancanze, che rendono rischiosa e potenzialmente letale la professione di giornalista. In questo panorama di forti contrasti si rendono plausibili interventi diretti e mirati da parte delle Nazioni Unite, anche attraverso misure sanzionatorie verso quegli Stati in cui si registrano le maggiori violazioni, in quanto il diritto alla libertà di stampa e alla libertà di espressione rientra tra i diritti fondamentali dell’uomo che l’ONU, già nel preambolo del suo atto istitutivo, si impegna a promuovere e a garantire.

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